Non sono famose, eppure sono "top". Non sono intriganti modelle, ma le 38 ricercatrici italiane più influenti in campo biomedico, le Top Italian Women Scientists 2016. L'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) ha deciso di premiare le signore della ricerca che occupano i vertici della classifica dei Top Italian Scientists, selezionate in base a vari indicatori, tra cui la produttività, l'impatto sul mondo scientifico e la persistenza dei propri risultati nel tempo, in cui si tiene conto del numero di citazioni nei lavori successivi. E così queste protagoniste silenziose della vita collettiva hanno finalmente ricevuto un riconoscimento: una semplice targa durante una cerimonia a Milano, ma è un passo.

Onda ha voluto promuovere questo evento anche per attirare l'attenzione su un problema evidente nel mondo della ricerca scientifica. Come rivelano  gli ultimi dati diffusi dall'Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali del CNR, in Italia persistono forti squilibri occupazionali tra i sessi anche in questo ambito. All'ingresso le differenze non sono così marcate: i giovani ricercatori di sesso maschile sono circa il 52% contro il 48% di donne. Le disuguaglianze emergono in tutta la loro evidenza se si valutano gli avanzamenti di carriera. In posizioni più rilevanti, infatti, troviamo solo il 24% di ricercatrici, per finire con il dato scoraggiante delle posizioni dirigenziali, che vedono tingersi di rosa appena il 17% dei casi.

La speranza, quindi, attraverso la promozione di questo podio della ricerca al femminile, è di sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema, mostrando con decisione i brillanti risultati che le ricercatrici sono in grado di portare nel mondo scientifico, e  soprattutto di favorire la creazione di una rete che possa aiutare le giovani donne che intraprendono questo lavoro a non sentirsi sole in balìa del sessismo.

Il problema, però, non riguarda solo la sfera scientifica. I dati Istat diffusi nel 2015 hanno messo in luce una disparità trasversale nel mondo del lavoro. Gli stipendi degli uomini, a parità di posizione lavorativa, sono sistematicamente più alti delle colleghe, e addirittura il trattamento pensionistico risente del sesso d'appartenenza: più della metà delle pensionate resta sotto la soglia dei mille euro mensili, mentre gli uomini non arrivano nemmeno a un terzo sul totale. Per non parlare della maternità, un vero scoglio per le lavoratrici: quasi una donna su tre è costretta a lasciare il lavoro dopo la nascita di un figlio.