Una Greta Thunberg inedita, a cui non siamo abituati, è quella che di cui parla il libro "La nostra casa è in fiamme: scene da una famiglia e un pianeta in crisi", scritto dalla madre della giovane attivista, Malena Ernman, insieme a tutta la sua famiglia. Un racconto difficile da mettere nero su bianco, che racconta tutto ciò che la famiglia Thunberg ha vissuto molto prima che la figlia diventasse il simbolo della lotta al cambiamento climatico. «Greta aveva 11 anni e le cose non stavano andando bene. Piangeva di notte quando avrebbe dovuto dormire. Piangeva mentre andava a scuola. Piangeva durante le lezioni e la pausa», si legge nel lungo estratto pubblicato in anteprima dal Guardian del libro in uscita il 5 marzo. Greta non mangiava più, arrivando a perdere quasi 10 kg, parlava a stento, aveva smesso di suonare il piano e persino di ridere. «Stava lentamente scomparendo in una specie di oscurità». Fu allora che arrivò la diagnosi: disturbo ossessivo-compulsivo e sindrome di Asperger.

Quando Greta è diventata simbolo della lotta al cambiamento climatico

È a scuola che avviene la vera svolta, quella che ha, poi, trasformato Greta nella ragazzina prodigio che tutti noi consociamo, simbolo di una generazione che vuole lottare e non guardare impassibile un mondo che muore lentamente. Le basta guardare in aula un documentario sullo smaltimento della plastica negli oceani per votare la sua vita a quella causa. Da lì poi è accaduto ciò che tutti noi conosciamo, a partire dal primo sciopero nel 2018, quando quella ragazzina con le trecce, seduta davanti al Parlamento, incuriosì il mondo intero. Sembrano passati molti più di due anni da allora. Nel mezzo c’è stato tanto altro: i fridays for future, gli incontro con i leader di tutto il mondo, la copertina del Time che l’ha consacrata come personaggio dell’anno, e quel «How dare you, come osate» che ha pronunciato piangendo all’Assemblea delle Nazioni Unite, accusando tutti i leader mondiali di aver rubato l’infanzia a lei e ai giovani di tutto il mondo.