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Opinioni
3 Marzo 2020
15:03

L’ Argentina sta per dire sì al diritto all’aborto dopo anni di lotte femminili

Ancora oggi in Argentina l’aborto è illegale, se non in caso di stupro o quando è a rischio la vita della madre. Ma anche in questi, spesso, i medici si rifiutano di interrompere una gravidanza. Dopo anni di lotte da parte di migliaia di donne, il presidente Alberto Fernandez ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta di legge per legalizzarlo.
A cura di Giulia Torlone
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Una marea verde quella che da mesi inonda le piazze di Buenos Aires. Donne di tutte le età che indossano un fazzoletto verde, il simbolo della battaglia che da anni i movimenti femministi argentini portano avanti per dire basta alla criminalizzazione dell’aborto nel loro Paese. Tra qualche giorno, queste migliaia di donne potrebbero finalmente aver vinto. Il presidente argentino Alberto Fernandez ha infatti annunciato che entro dieci giorni invierà un progetto di legge che renderà legale l’aborto nella prima fase della gravidanza:

So che per molti è un argomento che ha profonde implicazioni personali. Tutti sanno di cosa sto parlando. L’aborto accade, è un dato di fatto. Ed è solo l’ipocrisia che ci fa sprofondare in un dibattito come questo. Presenterò un disegno di legge per l’interruzione volontaria della gravidanza che legalizza l’aborto al momento iniziale del concepimento e consente alle donne di accedere al sistema sanitario quando prendono la decisione di abortire.

Interrompere una gravidanza vuol dire rischiare il carcere

L’attuale legge in vigore consente l’aborto solamente quando il concepimento è frutto di una violenza sessuale o il feto mette in serio rischio la vita della madre. In tutti gli altri casi è proibito. Ma anche quando ci sono i margini legali per poter ricorrere all’interruzione di gravidanza, in alcune zone dell’Argentina i medici continuano a non farlo. È la storia di una undicenne argentina stuprata dal compagno della nonna e a cui avevano ritardato l’aborto fino ad obbligarla a partorire con un cesareo d’urgenza perché non c’era più tempo. Anzi, le avevano anche somministrato degli steroidi per far crescere il feto prima del tempo. Avrebbe avuto tutto il diritto di non portare avanti quella gravidanza, ma non gliel’hanno permesso. Questa è una delle migliaia di storie che le ragazze e le donne argentine vivono sulla propria pelle. E tante di loro spesso ricorrono all’aborto clandestino, rischiando così il carcere. Lo scorso 20 febbraio si erano accese le proteste quando tutte quelle donne con il fazzoletto verde al collo si sono riunite davanti al Parlamento di Buenos Aires per spingere il governo a riprendere in mano la legge sull’aborto che era stata respinta dal Senato nella precedente legislatura. A quell’incontro ha partecipato il collettivo Las Tesis, replicando il noto flash mob “El violador en tu camino” che in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne è diventato internazionale.

Da Non una di Meno al Fazzoletto verde, la lotta delle donne argentine

Il movimento femminista argentino da anni è uno dei più attivi e nutriti. In un Paese con un alto tasso di violenza di genere e con una forte mentalità patriarcale, le piazze si sono riempite in più occasioni di donne che hanno rivendicato il diritto a poter decidere del proprio corpo. Basta pensare all’enorme movimento di Non una di meno. È proprio qui in Argentina che è nato, dalle donne che hanno detto basta, hanno iniziato a denunciare in massa quell’enorme ondata di femminicidi che stava attraversando il proprio Paese. Sappiamo bene però che la violenza sulle donne non è passeggera, non è un fenomeno che si abbatte su un determinato luogo e poi va via. È endemica, è parte integrante di una società sbagliata dalle sue fondamenta. E l’America latina in questo ha il triste primato di violenze domestiche, dove spesso il coniuge non paga per le proprie colpe. Non può, quindi, che essere una buona notizia quella annunciata dal presidente Fernandez. Ed è l’ennesima riprova che la lotta che vede le donne unite verso i propri obiettivi paga. Paga sempre.

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Trent’anni, giornalista professionista, si occupa di politica e questioni di genere tra web, carta stampata e tv. Aquilana di nascita, ha studiato Italianistica a Firenze con una tesi sul rapporto tra gli intellettuali e il potere negli anni duemila. Da tre anni è a Roma, dedicando anima e cuore al giornalismo. Naturalmente polemica e amante delle cose complicate, osserva e scrive per capirci di più, o per porsi ancora più domande. Profondamente convinta che le donne cambieranno il mondo. 
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