Non è un Paese per giovani, o forse dovremmo dire non è un Paese di giovani. Stando agli ultimi dati pubblicati dall’Istat, in Italia siamo sempre meno e il numero di neonati diminuisce sempre di più. Per 100 persone decedute arrivano soltanto 67 bambini, contrariamente ai 96 del 2010. Un record decisamente in negativo per le nascite: 467mila contro 647mila decessi. «Si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918», si legge nel report sugli indicatori demografici per l’anno 2019. Al 1° gennaio 2020, infatti, i residenti ammontano a 600 milioni 317mila, ben 116mila unità in meno su base annua. A pagarne le spese sono soprattutto il Mezzogiorno e il Centro, contrariamente al Nord, dove prosegue il processo di crescita della popolazione, prime fra tutti le  Province autonome di Bolzano e Trento. La zona più prolifica d’Italia sembra si concentri nel triangolo Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, al contrario delle regione di Molise e Basilicata che in un anno hanno perso l’1% della popolazione. Se è vero che il dato relativo al numero medio di figli per donna è rimasto immutato (1,29 come per il 2018), va tenuto conto di come l’età media per mettere su famiglia sia decisamente aumentata. Studi accademici, lunghi periodi di precariato, una persistente difficoltà nel trovare lavoro, hanno fatto sì che la fecondità delle donne 35-39enni superasse quella delle 25-29enni.

A commentare questi dati piuttosto allarmanti è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Chi è anziano come me ha ben presente l'abbassamento di scala della natalità nelle generazioni. Due generazioni prima della mia, i figli erano numerosi; poi si sono ridotti ancora. E questo è un problema che riguarda l'esistenza del nostro Paese. Quindi le famiglie non sono il tessuto connettivo dell'Italia, le famiglie sono l'Italia. Perché l'Italia non è fatta dalle Istituzioni ma dai suoi cittadini, dalle persone che vi vivono».