Sylva Stoel è una ragazza di 17 anni, viene da South Dakota e per 2 settimane ha lavorato presso il JC Penney, una catena di grandi magazzini americani. Dopo pochi giorni dalla sua assunzione, però, il capo le si è avvicinato e le ha detto che il suo abbigliamento era inadeguato.

L’uomo le ha chiesto di andare a cambiarsi, ma la ragazza, che è anche una blogger femminista, non ne ha voluto sapere niente, ha lasciato il posto di lavoro senza chiedere ulteriori spiegazioni. Sylva indossava degli short e li aveva acquistati pensando che fossero professionali. “Mettevano in mostra solo le gambe, non credo che fossero così tanto provocatori”, ha dichiarato la ragazza. La catena di negozi JC Penney segue però un preciso codice in fatto di abbigliamento e nel regolamento c’è scritto che i pantaloncini sono vietati sia per i maschi che per le femmine. Sylva non ne sapeva nulla e anzi ha affermato: “L'unica cosa che il direttore mi aveva detto durante il corso di formazione era che non potevo indossare jeans, t-shirt, canottiere e gonne troppo corte. Quando poi sono andata a lavoro ho visto dei ragazzi in canottiera, ma nessuno di loro è stato mandato a casa”.

La storia dell’adolescente è diventata virale su Twitter ed ha riportato l’attenzione su un problema troppo spesso sottovalutato e cioè le discriminazioni che vengono fatte nei confronti del sesso femminile a causa di codici di abbigliamento sleali. Sylva è diventata infatti un punto di riferimento per tutti quelli che non riescono a ribellarsi a dei provvedimenti sleali sul posto di lavoro.