Avete mai sentito parlare del "genitorese", o meglio "parentese" tradotto dall'inglese? È la lingua usata dai genitori per rivolgersi ai figli nei loro primi mesi di vita. È caratterizzata da sonorità enfatizzate, vocali allungate, una grammatica ridotta al minimo, delle parole scandite fino all'estremo ed è perfetta per premettere ai piccoli di imparare a parlare il prima possibile. Anche se all'apparenza sembra non avere alcun senso, in verità riuscirebbe a favorire davvero lo sviluppo delle capacità linguistiche dei figli e gli effetti sarebbero evidenti soprattutto con il passare degli anni. A dimostrarlo è stato uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, secondo il quale non tutte le mamme e i papà conoscerebbero le potenzialità del "genitorese".

In particolare, sono stati analizzati i progressi di 71 bambini di circa 6 mesi, alcuni avevano genitori che si servivano di questa particolare lingua, altri no, ma i risultati sono stati chiari: i figli di quelli che avevano usato il parentese pronunciavano un numero maggiore di parole all'età di 14 mesi rispetto agli altri. I progressi nel linguaggio, inoltre, sono diventati sempre più evidenti con il passare del tempo. "Sappiamo che le abilità linguistiche nell'infanzia predicono le fasi successive dello sviluppo del linguaggio, quindi i miglioramenti dei comportamenti linguistici nell'infanzia potrebbero avere effetti a cascata sullo sviluppo del linguaggio più avanti nel tempo", ha spigato Ferjan Ramírez, il principale autore dello studio. Insomma, a quanto pare "infantilizzare" il proprio linguaggio quando si parla con un neonato non è una follia, è fondamentale per far parlare il bambino il prima possibile.