Da sempre le mamme tendono a passare più tempo con i propri figli rispetto ai papà, forse principalmente per i loro minori impegni lavorativi. I dati Istat dimostrano che, in media, infatti, una madre passa ogni giorno 4 ore e 45 minuti con un bambino, mentre i papà solo 38 minuti. All’arrivo di un figlio, le abitudini di una mamma cambiano completamente, non si ha più neanche un minuto di tempo libero, si comincia a trascurare la cura della propria bellezza e non si riescono più a portare avanti le relazioni sociali.

I padri, invece, continuano a condurre la loro solita vita, tanto che solo il 7% di loro in Italia usufruisce del congedo parentale. Questi dati, però, starebbero lentamente cambiando. Negli ultimi 15 anni, i padri che giocano ogni giorno con i figli sono aumentati del 5% ed inoltre le mamme di oggi dichiarano che i partner tenderebbero a passare più tempo con i propri bambini rispetto a quanto facessero i loro padri. L’idea di famiglia italiana è però ancora legata alle teorie elaborate  da John Bowlby, psicoanalista britannico degli anni '70, il quale affermava che nel primo anno di vita del bambino il suo attaccamento al padre risulta essere praticamente inesistente poiché sono le mamme ad instaurare un rapporto più profondo con i figli.

Non a caso, viene considerato insolito che un papà si occupi di biberon e pannolini, quando in realtà dovrebbe essere una cosa normalissima, dato che il figlio è anche il suo. In pratica, i papà non dovrebbero più considerarsi solo dei “compagni di gioco” dei piccoli e dovrebbero smettere di delegare la loro cura solo ed esclusivamente alle mamme. Se questo atteggiamento rivoluzionario venisse applicato tra le mura domestiche, potrebbero cominciare a mostrare i primi risultati anche nella società, dove si avrebbero maggiori richieste di congedi parentali, essenziali per partecipare attivamente alla vita del proprio bambino.