Martin è il papà di Sonny, un bambino di un anno, di cui si è occupato da solo per i suoi primi sei mesi di vita poiché sua moglie è tornata subito a lavoro. Si è ritrovato in contatto con molte neomamme alle prese con l’allattamento e la maternità ma, a dispetto di quanto si aspettava, l’esperienza non è stata semplice da affrontare. Le donne che avevano avuto da poco un bambino hanno finito per escluderlo, facendolo sentire a disagio quando si parlava di allattamento o di dolori che solo una mamma può capire, proprio come se fosse un genitore di “seconda classe”.

Certo, sono in pochi gli uomini che si occupano da soli dei loro figli neonati ma questo non significa che devono essere presi di mira dalle cosiddette "mamme-nulle". E’ stato proprio durante un’esperienza simile che Martin ha capito qualcosa di sconcertante: la parità tra i generi è qualcosa di ancora troppo lontano, anche quando si parla dell'essere genitori. “Mi vergogno di ammettere che occuparmi da solo del bambino non mi ha fatto sentire un uomo migliore. I papà che rimangono a casa vengono dipinti come eroi, ma io sono sempre stato l’unico maschio nei gruppi per bambini”, ha spiegato Martin, intristito dalla situazione vissuta.

Nonostante le femministe si siano battute con fermezza per far sì che anche gli uomini ottenessero il congedo parentale, la verità è che la maggior parte delle donne vogliono avere per loro l’anno di pausa dopo la gravidanza. La speranza di Martin è che presto le cose cambino, così che i papà non si sentano più soli e non finiscano più per essere vittime di bullismo.