Avete sempre pensato che i bambini imparassero a parlare intorno ai 2-3 anni? Vi sbagliavate, anche se pronunciano le prime parole di senso compiuto più o meno a quell'età, la verità è che approcciano a una forma primordiale di linguaggio fin da quando sono neonati. A dimostrarlo è una ricerca condotta presso la Wuzburg University, per la precisione dal Centro per i disturbi che precedono il linguaggio e legati allo sviluppo, secondo la quale i piccoli piangono nella loro lingua madre. In seguito a una serie di esperimenti su un gruppo di bambini appena nati, i risultati sono stati chiari: fin dai momenti successivi al parto, i piccoli proverebbero a imitare il modo di parlare della mamma.

Questo significa che, ad esempio, i neonati cinesi producono melodie di pianto complesse simili al cinese mandarino, mentre gli svedesi, la cui lingua è più acuta, danno vita a vagiti simili ai singhiozzi. La cosa sarebbe evidente anche se si mettono a confronto bambini francesi e tedeschi, questi con il pianto creerebbero delle melodie decisamente opposte, simbolo del fatto che vengono influenzati dalla lingua della madre fin da quando sono nell'utero. "L'udito e l'imitazione sono fondamentali per lo sviluppo del linguaggio. Entro il terzo trimestre, un feto può sentire il ritmo e la melodia della voce della madre, nota come prosodia. Poiché le parole sono ovattate da tessuto e liquido amniotico, la prosodia diventa la caratteristica distintiva del linguaggio", ha spiegato Kathleen Wermke, una delle principali autrici della ricerca. Anche se riescono sempre a imparare con una certa facilità tutte le lingue che desiderano, i bambini rimangono dunque sempre legati a quella utilizzata dalla mamma.