Diventare la notizia quando si è abituati a raccontarla. Deve essere stata una sensazione strana per Giovanna Botteri, corrispondente da Pechino per la Rai, quando è passata lei in primo piano e quando il suo nome, da firma nota e apprezzata, ha iniziato a campeggiare sui titoli delle testate online. La bomba mediatica era scoppiata dopo alcuni insulti e commenti di body shaming circolati in rete sul suo conto e soprattutto dopo un servizio di Striscia la Notizia. È a quel punto che Giovanna Botteri si è tolta, suo malgrado, gli abiti da giornalista. «In generale il problema è quando si confondono i piani, quando la tua immagine diventa notizia. Noi raccontiamo, non siamo quelli che devono essere raccontati: se la donna da soggetto diventa oggetto del racconto c’è qualcosa di sbagliato. I problemi sono sempre legati all’immagine: la giornalista che fa tv non dovrebbe mai rispondere a una serie di canoni legati al suo essere donna piuttosto che giornalista», ha raccontato in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Gli stereotipi di genere così duri a morire

Tutto questo solo perché al giorno d'oggi si è abituati così tanto a giudicare le vite altrui, che si perdono di vista le cose davvero importanti.  «Ho 40 maglie tutte uguali, blu o nere, con lo scollo a V. Lavoro come una dannata tutto il giorno, corro, non ho tempo di pensare all’abito. Tranquilli perché le cambio ogni giorno e le lavo. I capelli? Si capisce che non sono freschi di messa in piega, ma mi pare di essere una donna normale. Faccio giornalismo, non spettacolo. Sono quasi un’asociale, per niente mondana e queste “attenzioni” mi imbarazzano. Quando mi dicono che passo su “Striscia la notizia ” non ci dormo la notte. Sono io che devo raccontare, non diventare l’oggetto del racconto», aveva scritto poco dopo quel servizio in una lettera manifesto, che è anche un monito per tutte quelle donne di oggi che devono combattere con stereotipi di genere e preconcetti.

Quel giornalismo di verità in cui crede Giovanna Botteri

Ma in tutta questa storia, che ha avuto un'eco profonda, ciò che resta più di tutto è proprio il suo legame con quel giornalismo vero e sentito, di chi non desidera altro che raccontare la verità. Non sorprende, del resto, che sia lei la presidente del premio Lucchetta 2020, che ha come obiettivo la valorizzazione di prodotti giornalistici, televisivi e della carta stampata, italiana ed estera, nonché di scatti fotografici. «Da 17 anni il Premio Luchetta ha qualcosa di unico, che lo rende speciale: continua ad illuminare le tragedie che colpiscono i più fragili, i più indifesi – ha spiegato Botteri – Continua a raccontare la peggiore delle violenze: quella che colpisce i bambini. In questi mesi abbiamo tutti raccontato solo un’unica emergenza, quella causata dalla pandemia che ha investito l’intero pianeta. Ma migliaia di indifesi han continuato a morire, anche ma non solo per il coronavirus. Ed i reportages premiati dal Luchetta continueranno a raccontare queste tragedie. Per sensibilizzare e non dimenticare».

Raccontare le notizie, non diventarle

Le notizie come queste, però, resteranno sempre in secondo piano se si continuerà a pensare alla forma più che al contenuto. Giovanna Botteri è una giornalista e in quanto tale ha il compito di raccontare i fatti, con onestà intellettuale e inseguendo sempre e solo la verità. Non il piacere e gli apprezzamenti altrui. Avrebbe fatto altro nella vita, se avesse voluto pensare a come apparire e a rispettare i canoni imposti o che si parlasse di lei per la piega dei capelli o per il look indossato e non per la sua chiarezza espressiva. Ma così non è: Giovanna Botteri ha scelto di coprire questo ruolo, non sempre facile, per il quale bisogna spesso annullarsi e lasciare che sia la notizia a vestirci da capo a piede. E se anche solo una volta riusciremo ad ascoltare, più che a guardare, capiremo ciò che conta davvero.