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Festa della donna, il rogo della fabbrica non c’entra niente

La festa dell’8 marzo si fa spesso risalire alla tragedia dell’industria tessile Cotton, ma l’origine della ricorrenza in realtà non va cercata in uno specifico fatto di cronaca.
A cura di Juanne Pili
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Festa della donna, immagine d'epoca della fabbrica tessile Triangle Waist Factory.
Festa della donna, immagine d'epoca della fabbrica tessile Triangle Waist Factory.

Certe bufale sono dure a morire, specialmente se si legano a delle ricorrenze. Le origini della Festa della Donna vengono spesso fatte coincidere col rogo della fabbrica di Cotton, che sarebbe avvenuto a New York l’8 marzo 1908. Un centinaio di operaie tessili vi avrebbero trovato la morte bruciate vive.

Manco a farlo apposta il giorno precedente le operaie avrebbero indetto uno sciopero, dove chiedevano migliori condizioni di lavoro; se gli uomini allora erano costretti a lavorare in condizioni disumane, le donne non conoscevano certo trattamenti più cortesi. Come rappresaglia il proprietario dell’opificio tessile avrebbe bloccato le uscite, così l’edificio si sarebbe trasformato in una trappola mortale.

Potrebbe capitare di imbattersi nei social network in post scritti col cipiglio di chi la sa lunga, come il seguente:

"L’8 marzo dovrebbe essere un momento di riflessione… un anniversario terribile: la giornata è stata scelta per ricordare la morte di tante operaie in America, che lavoravano in condizioni orribili…"

Le vere origini della Festa della Donna

Innanzitutto non risulta nulla a riguardo di questa tragedia l’8 marzo 1908. A dirla tutta – come si legge anche su Wikipedia – non è mai esistita fino ad allora una azienda tessile denominata “Cotton”. Tutte le foto che vengono condivise durante questa ricorrenza si legano ad un’altro contesto, quello dell’incendio realmente avvenuto nella Grande Mela il 25 marzo 1911, nella fabbrica tessile denominata Triangle Waist Factory. Delle 146 vittime la maggior parte erano effettivamente donne (123), ma vi perirono anche uomini (23).

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Non si parla di porte sbarrate a seguito di uno sciopero, ma certamente le ragioni si devono alle scarse condizioni di sicurezza che possiamo ben immaginare. Fu infatti a seguito di questo disastro che si cominciarono a studiare norme mirate a garantire le prime forme di sicurezza nei posti di lavoro. Tutt’oggi l’edificio in cui avvenne la tragedia è un monumento nazionale. Si tratta sicuramente di un momento storico importante nel cammino verso il riconoscimento dei diritti dei lavoratori; con le legittime istanze femministe non c’entra assolutamente niente.

Il cosiddetto “fondo di verità” si riduce a pochi dettagli: a seguito di istanze che emersero già durante la Seconda Internazionale Socialista, nel 1907 a Stoccarda, si arrivò poi tra alterne vicende al Woman's Day di New York, il 28 febbraio 1910, una manifestazione riguardante le rivendicazioni sindacali e politiche legate all'accesso delle donne al voto. Fu a seguito del successo di questo evento che a Copenaghen; in una conferenza tenutasi dal 26 al 27 agosto 1910, venne deciso di istituire una giornata dedicata alle istanze femministe. La prima Giornata Nazionale della Donna fu proclamata effettivamente negli USA l’8 marzo 1911 (inizialmente si pensò di inaugurarla il 19 marzo), ben prima della tragedia in questione. I primi paesi europei ad aderire furono Austria, Danimarca, Germania e Svizzera.

Il più è stato fatto, non di meno c'è ancora molta strada da fare; tuttavia questo non autorizza ad inventarsi storie che nulla offrono di più al riconoscimento delle pari opportunità.

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