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Giornata della memoria: la prima volta Auschwitz aprì le sue porte a 999 donne, numero non casuale

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz e liberarono i suoi prigionieri. Tra i sopravvissuti c’erano solo una quarantina delle donne deportate lì tre anni prima, quando i cancelli del campo di concentramento si aprirono per la prima volta. In quell’occasione varcarono la soglia 999 donne. Grazie alle testimonianze delle sopravvissute oggi il mondo sa la loro storia.
A cura di Giusy Dente
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Raccontare gli orrori dei nazisti nei campi di concentramento significa, per i sopravvissuti, rivivere di volta in volta quel dolore in cui chi ascolta non si può minimamente immedesimare, ma che è bene conoscere affinché la storia sia d'insegnamento. Tanti di quei sopravvissuti per anni non sono riusciti a dare voce alle loro storie, fatte di umiliazioni, morte, violenze, salvo poi trovare la forza e portare al mondo le loro testimonianze. La scrittrice americana Heather Dune Macadam, attivista impegnata contro la negazione dell’Olocausto, ha raccolto in un libro edito da Newton Compton le esperienze delle "999 donne di Auschwitz". Furono le prime a varcare la soglia del campo di sterminio, scelte per "inaugurare" il folle piano di annientamento.

Il primo e ultimo viaggio delle 999 donne di Auschwitz

Essere prelevate dalle proprie abitazioni, condotte in condizioni disumane in un posto sconosciuto, essere sottoposte a umiliazioni e violenze, vedere le proprie compagne morire: non potremo mai comprendere fino in fondo la paura provata dalle donne deportate ad Auschwitz. Ma i loro racconti sono preziose testimonianze di un orrore che non dovrà mai più ripetersi. Le 999 donne di Auschwitz di Heather Dune Macadam racconta la storia delle ebree che nel marzo del 1942 furono portate da Poprad (in Slovacchia) ad Auschwitz (in Polonia). Fu la prima deportazione ufficiale e vide protagoniste solo donne, 999 per l'esattezza, un numero tutt'altro che casuale.

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Testimonianze dirette dal campo degli orrori

Avevano tra i 16 e i 36 anni le 999 donne di Auschwitz. Secondo Dune Macadam l'idea che la soluzione finale dovesse iniziare proprio con giovani donne ebree nubili sarebbe stata del capo delle SS Heinrich Himmler dopo la conferenza di Wannsee, del 20 gennaio 1942. Molte di loro non avevano mai lasciato il Paese d’origine, non si erano mai allontanate dai genitori: il loro primo (e per la maggior parte ultimo) viaggio fu quello verso il campo nazista degli orrori, ma loro non lo sapevano. La promessa era quella di un lavoro in fabbrica. Il trasporto avvenne su carri bestiame in condizioni disumane: senza cibo, senza acqua, al freddo, ignare di ciò che sarebbe accaduto una volta giunte a destinazione. Lì furono tagliati loro i capelli, furono marchiate con un numero di matricola e costrette a subire ogni genere di violenza e umiliazione. I nazisti le sottoponevano tutte a ispezione ginecologica, alla ricerca di gioielli: ma quelle ragazze erano tutte vergini.

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Essere una donna ad Auschwitz

La vita nel campo di concentramento era durissima. Le ragazze erano costrette a lavorare ininterrottamente in condizioni proibitive, anche nel fango e nella neve, continuamente picchiate. I loro compiti erano diversi: dal bonificare terreni a trasportare materiale edilizio, tutto a mani nude. Anche se forse il compito peggiore che potesse essere assegnato era quello di trascinare i cadaveri nelle fosse comuni. Le condizioni igieniche erano assenti: dieci gabinetti per un migliaio di ragazze, che dormivano in camerate senza riscaldamento su letti infestati da pulci e cimici. Presto le deportate dovettero imparare a convivere con la morte, a guardarla in faccia ogni giorno. Il 27 gennaio 1945 le truppe dell'Armata Rossa trovarono in vita solo una quarantina di loro, molte delle quali però non avevano più una famiglia ad aspettarle.

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999 non è un caso, ma una scelta

Dune Macadam pensa che deportare 999 donne, non una di più né una di meno, sia stato un gesto di lucida follia, una scelta tutt'altro che casuale ma frutto di una decisione ben precisa. I nazisti, d'altronde, non affidavano nulla al caso ed erano superstiziosi: anche le date delle deportazioni furono decise a tavolino in giorni astrologicamente favorevoli. Di base c'è sicuramente un significato numerologico legato al 9, tradizionalmente considerato negativo soprattutto se messo in sequenza. Inoltre in quanto ultima cifra contiene in sé il duplice concetto di morte e rinascita, inizio e fine: una sorta di nuovo inizio insomma, di accesso a un nuovo livello dell'esistenza. E l'esistenza che i nazisti immaginavano era un mondo senza minoranze e senza "razze inferiori", senza omosessuali né disabili, un ideale a cui sono stati disposti a sacrificare milioni di innocenti.

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