La maestria dei giapponesi nel riprodurre fedelmente cibi e pietanze – dai noodles al sushi fino alle birre – è un'arte ormai al servizio dei turisti, come spiega Katsuyoshi Yamashita: "I ristoranti espongono questi piatti di plastica per i clienti, è molto utile: talvolta è difficile capire quello che stai per ordinare solo leggendo il menù, con questi invece sai quello che mangerai". Questa del sampuru, dall'inglese sample, in realtà è una tradizione che va avanti da circa un secolo. E non nasce per dare una mano i turisti alle prese con menù scritti solo in giapponese.

Al contrario: serviva per spiegare ai giapponesi, un po' conservatori in fatto di cibo, le novità culinarie importate dall'Occidente. All'inizio erano in cera, oggi la plastica ne ha preso il posto. Per quanto possa sembrare di cattivo gusto alle nostre latitudini, in Giappone la presenza di menù "tridimensionali" nei ristoranti è sinonimo di qualità. La sfida poi è tutta per gli chef: il giapponese pretende che il piatto vero sia identico alla sua riproduzione in plastica.