Il fumo in gravidanza è dannoso per il feto perché lo espone a rischi che vanno dalla nascita prematura, a possibili malformazioni fino a disturbi della crescita e problemi respiratori. Inoltre fumare in gravidanza espone il piccolo a un maggiore rischio di contrarre alcune forme di cancro. Per molte donne fumatrici è però difficile smettere: circa il 10% di loro continua a fumare durante la gravidanza, non riuscendo nemmeno a ridurre il numero di sigarette giornaliere. Il consiglio è quello di smettere subito per evitare qualsiasi rischio per il bambino.

Fumo in gravidanza: quando smettere

La cosa migliore sarebbe smettere di fumare prima di cominciare la gravidanza, in questo caso infatti, anche se per la mamma ci vorranno settimane prima di disintossicarsi dalla nicotina completamente, per il bambino sarà come se la mamma non avesse mai fumato. Può però capitare che la donna fumatrice non si accorga subito di essere incinta, sarà allora il caso di diminuire subito il numero di sigarette e di smettere completamente il prima possibile: smettere di fumare entro le prime 16 settimane diminuirà le percentuali di rischio per il feto. Bisogna però tenere conto che i primi 3 mesi di gravidanza sono quelli in cui si formano gli organi e il sistema nervoso, per questo è meglio non esporre il piccolo a sostanze nocive e cancerogene: prima si dice addio alle sigarette e più si riducono i rischi di danneggiare il feto. È inoltre importante far smettere di fumare anche il marito o il compagno e chiunque altro viva con voi: anche il fumo passivo è molto dannoso per il piccolo.

Come fare quando non si riesce a smettere di fumare in gravidanza?

Premesso quindi che in gravidanza è assolutamente sconsigliato fumare, per le donne che fumano dalle 20 sigarette in su al giorno può risultare difficile smettere completamente da un giorno all'altro. In questi casi i ginecologi consigliano di cominciare a diminuire il numero di sigarette fino ad un livello che riescono a tollerare, fino ad arrivare tra le cinque e le sette sigarette al giorno. È bene comunque sottolineare che non esiste un numero minimo di sigarette concesse in gravidanza e di conseguenza non c'è una soglia di sicurezza al di sotto della quale il feto non corre rischi.

Fumo in gravidanza: i rischi per il bambino

Gli effetti negativi del fumo di tabacco nei riguardi del feto riguardano due motivi principali:

  • L'ipossia, cioè la diminuzione di ossigeno disponibile nei tessuti e nel sangue, provocata dal monoossido di carbonio che passa al feto attraverso la placenta e che provoca una vasocostrizione causata dalla nicotina.
  • La presenza di sostanze dannose, circa 4.000, di cui molte cancerogene e che possono causare allergie al bambino.

Questi effetti negativi possono portare ad una serie di rischi che è bene prendere in considerazione per preservare la vita e la salute del piccolo. Ecco i rischi principali per il feto.

Basso peso alla nascita e parto prematuro: una della conseguenze più frequenti del fumo in gravidanza è che il piccolo nasca sottopeso (circa 200 grammi in meno del normale) a causa del monossido di carbonio che diminuisce l'ossigenazione del feto. Inoltre 1 bambino su 7 di una mamma fumatrice nasce prematuro: circa il 15% della nascite premature sono dovute al fumo in gravidanza.

Morte del feto e morte in culla: nelle donne che fumano più di 20 sigarette al giorno è molto alto il rischio di distacco di placenta con morte del feto: circa il 25% delle morti fetali si potrebbero evitare se le future mamme smettessero di fumare entro la sedicesima settimana di gravidanza. Inoltre, l'assorbimento da parte del feto di sostanze nocive associate al fumo, può causare una più alta percentuale di SIDS: sindrome della morte in culla, che può colpire i bambini nelle primi mesi di vita, morte che avviene all'improvviso e senza cause apparenti.

Sindrome fetale di astinenza da nicotina: questa sindrome può causare al feto asfissia e iperattività fino a crisi epilettiche. Tutte situazioni che richiedono particolari manovre di ossigenazione ed il ricorso a farmaci da parte dei medici.

Malformazioni: nei bambini di donne fumatrici sarebbero frequenti malformazioni che riguardano il viso a causa dell'effetto nocivo del fumo e delle sostanze contenute nelle sigaretta: a raddoppiare è il rischio di labbro leporino, soprattutto nel caso di donne in gravidanza che che fumano fino a 10 sigarette al giorno.

Rischi durante la crescita del bambino

Ci sono poi altri rischi legati al fumo in gravidanza che possono colpire il piccolo durante le fasi della sua crescita.

Patologie respiratorie: durante la prima infanzia il bambino potrebbe incorrere in patologie respiratorie anche di tipo allergico: broncheoliti, asma bronchiale ma anche infiammazioni dell'apparato respiratorio, soprattutto se la mamma continua a fumare anche durante il periodo di allattamento.

Sviluppo di tumori: una mamma che fuma in gravidanza può aumentare il rischio per il figlio di ammalarsi di cancro soprattutto tumori al naso, ai reni e alla vescica. Riguardo al tumore al naso il rischio per il bambino è da attribuirsi al fumo passivo respirato da piccolo mentre la vescica e i reni sono maggiormente esposti a sostanze nocive e cancerogene durante la fase di crescita.

Problemi di comportamento: il fumo potrebbe determinare nel bambino anche problemi di natura psichica: i figli delle madri fumatrici mostrano, secondo uno studio condotto dall'Istituto per la salute psichica di Mannheim, maggiori disturbi caratteriali rispetto ai figli di madri non fumatrici. Tra i disturbi più diffusi: impulsività, disattenzione e iperattività, la nicotina potrebbe quindi danneggiare i ricettori nel cervello del feto favorendo il rischio di soffrire di ADHS (sindrome della mancanza di attenzione e dell'iperattività).

Fumo in gravidanza: come smettere?

Per smettere di fumare in gravidanza è meglio non ricorrere ai farmaci e nemmeno a cerotti e chewingum alla nicotina che possono provocare danni a lungo termine sul feto, come la possibilità di soffrire di ipertensione da adulti. Il metodo migliore sarebbe la forza di volontà ma, per chi da sola non ci riesce, è possibile chiedere aiuto alla psicoterapia, oppure è consigliabile rivolgersi all'Istituto Superiore della Sanità  oppure ai centri anti fumo presenti in tutte le città italiane.