A bordo della Croma bianca, il 23 maggio 1992, accanto a Giovanni Falcone c'era anche la moglie Francesca Morvillo. E lì, sull'autostrada A29 Palermo-Trapani nei pressi dello svincolo di Capaci, l'auto dei due giudici si schiantò contro un vero e proprio muro d'asfalto, che lo scoppio di cinquecento chili di tritolo fece sollevare. Sono passati 28 anni da allora, da quella strage in cui persero la vita, non solo Falcone e Morvillo, la sola magistrato donna a morire in un attentato, ma anche gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

28 anni fa, morivano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Questa è la pagina di Storia drammatica del nostro Paese. Ma oggi vogliamo raccontare la storia della Donna che è stata insieme a Giovanni Falcone fino alla fine: sua moglie, il magistrato Francesca Morvillo. Francesca a soli 22 anni si laurea in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Palermo dopo un corso di studi eccellente (solo in tre esami ottenne il trenta senza lode), riportando il massimo dei voti e la lode accademica. La qualità del risultato raggiunto le fece meritare il conferimento del premio "Giuseppe Maggiore" per la migliore tesi nelle discipline penalistiche per l'anno accademico 1966/1967. Nel corso della carriera ha ricoperto le funzioni di giudice del tribunale di Agrigento, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo, di Consigliere della Corte d'Appello di Palermo e di componente della Commissione per il concorso di accesso in magistratura. Francesca Morvillo insegnò anche presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia. Nel 1979 conobbe Giovanni Falcone, all'epoca giudice istruttore presso il tribunale di Palermo e si sposarono nel maggio 1986. L'ultimo impegno professionale di Francesca Morvillo fu il 22 maggio 1992 all'Ergife Palace Hotel di Roma, come componente della commissione d'esame ad un concorso per l'accesso in magistratura. Il 23 maggio 1992, alle 17.58, l'auto sulla quale viaggiava insieme al marito, saltò in aria. #francescamorvillo #giovannifalcone #stragedicapaci #strage #capaci #23maggio1992 #marcellacannariato

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La forza di Francesca Morvillo

Francesca Morvillo è sempre stata ricordata da tutti come la moglie del magistrato che ha dedicato tutto se stesso alla lotta contro la mafia. Ma lei, che aveva ricoperto il ruolo di giudice al Tribunale di Agrigento, poi quello di sostituto procuratore al Tribunale per i minorenni di Palermo nonché di Consigliere della Corte d'Appello di Palermo, è stata molto di più. Ci è voluto immenso coraggio e risoluto amore nel saper stare accanto a un uomo così, la cui vita era talmente intrecciata al suo lavoro, da non poterlo lasciare fuori dalla porta di casa nemmeno per un giorno solo all'anno.

L'incontro, il loro amore e quella passione condivisa

Si conobbero nel 1979 durante una cena a casa di amici, entrambi con alle spalle due matrimoni finiti. Si innamorarono l'uno dell'altra, così simili, mossi entrambi dalla stessa intensa passione per la giustizia. Non si lasciarono più: arrivarono il Maxiprocesso, i divorzi per entrambi e poi finalmente il matrimonio otto anni dopo. Scelsero di rimanere sempre e soltanto in due, perché come ripeteva Falcone «non si fanno orfani, si fanno figli». Francesca poteva capire le sue parole e i suoi silenzi, ne condivideva il peso delle scelte difficili e gli stava accanto, mai un passo indietro né un passo avanti. Ci vuole immenso coraggio e risoluto amore anche nell'accettare una vita vissuta a metà, con la scorta e quegli attimi privati da rubare, come se nessuno di loro fosse mai stato davvero padrone di se stesso. E Falcone sapeva bene che nessuno, al di fuori di Francesca, avrebbe mai potuto davvero stargli accanto. Nessuno, se non lei, avrebbe mai davvero capito quell'intima devozione alla legge e alla giustizia che lo portava a lavorare a tutte le ore del giorno e della notte.

<<“Che cosa possiamo fare noi per combattere la mafia?”, gli chiedevano spesso i suoi nipoti. Mio fratello rispondeva sempre: “Fate solo il vostro dovere.”>> (Maria Falcone) . 28 anni fa nella strage di Capaci il magistrato Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, una delle prime donne magistrato in Italia, perdevano la vita per mano di Cosa nostra, e con loro gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Morti perché avevano coraggiosamente scelto di fare il proprio dovere nel combattere le organizzazioni criminali. . I due attentati di quel 1992 segnarono il momento più alto della sfida della mafia nei confronti dello Stato ma furono anche un punto di svolta nelle coscienze di tutti i cittadini. Giovanni Falcone e Francesca Morvillo avevano votato la propria vita alla causa, lottando fianco a fianco, rinunciando alle proprie libertà. Fu chiaro a tutti che la mafia non si poteva vincere con la paura e con l’omertà ma con il coraggio e con la determinazione. . La lotta dello Stato contro l’illegalità e la criminalità organizzata non si è fermata. Le istituzioni continuano a combattere affinché ogni uomo possa essere libero dalla minaccia della sopraffazione. . Ma la lotta alla mafia non è solo questo. Ci sono moltissimi eroi silenziosi che sfidano quotidianamente le organizzazioni mafiose. E lo fanno semplicemente compiendo il proprio dovere quando scelgono di dire “no” o di non voltarsi dall’altra parte. Perché per contrastare la mafia, così come la violenza e qualsiasi forma di ingiustizia, bisogna prima di tutto avere il coraggio di guardare il fenomeno e di riconoscerlo per quello che è. . Oggi voglio ringraziare questi eroi comuni, donne e uomini che non si arrendono all’illegalità e alla corruzione e che ogni giorno si impegnano per la giustizia sociale, per la ricerca della verità, per la tutela dei diritti. . “La mafia è un fenomeno umano. E come tutti i fenomeni umani ha un inizio e una fine.” (Giovanni Falcone) . . . . . . #stragecapaci #stragecapaci1992 #giovannifalcone #mariafalcone #francescamorvillo #antimafia #contrastomafie #controtuttelemafie

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«Giovanni, amore mio, sei la cosa più bella della mia vita»

Nessuno dei due morì sul colpo alle 17:59 di quel 23 maggio 1993. Furono estratti vivi dalla macchine e portati in ospedale ancora coscienti. «Dov'è Giovanni?», furono le ultime parole pronunciate da Francesca Morvillo, prima di morire come il marito a causa delle gravi emorragie interne riportate. Anni dopo, però, fu trovato un biglietto che lei scrisse per il marito e che lui non riuscì mai a leggere. «Giovanni, amore mio, sei la cosa più bella della mia vita. Sarai sempre dentro di me così come io spero di rimanere viva nel tuo cuore, Francesca». Anni passati a sorreggersi reciprocamente e a camminare l’uno affianco all’altra. Ci vuole smisurato coraggio e risoluto amore anche per condividere i fardelli dell'altro. Sarà stata forse questa la loro vera arma vincente: quattro spalle a reggere la stessa battaglia, per renderla più leggera da sopportare.