Perché mettiamo l'articolo davanti ai cognomi di donne e non davanti a quelli degli uomini? Se lo è chiesto anche la cantante Francesca Michielin, che ha notato che Enrico Mentana, direttore del Tg La7, ha invece trattato i due colleghi Giovanni Floris e Lilli Gruber alla stessa maniera, chiamandoli entrambi solo con il cognome e non "Floris e la Gruber", come verrebbe spontaneo. In un tweet la cantante ha sottolineato: "Non è una cosa di poco conto: parlare in maniera paritaria è riflesso di un pensiero paritario e abbiamo bisogno anche di questo linguaggio per fare la differenza".

Francesca Michielin sottolinea il sessismo del linguaggio

Francesca Michielin è reduce dal successo di Sanremo, dove si è posizionata seconda insieme a Fedez con il brano "Chiamami per nome". In un'intervista a Fanpage.it, la cantautrice aveva già affrontato il tema del sessismo: "Ho lottato per rimanere concentrata sulla musica – ha detto – contro il fatto che quando sei donna qualcosa cosa tu faccia venga sessualizzata". In un tweet poi è tornata sulla questione linguistica: le parole descrivono e plasmano la realtà intorno a noi, quindi sono un potente strumento per raggiungere la parità. Alla fine del telegiornale, il direttore Mentana ha presentato i due colleghi dei programmi serali dicendo: “Ora Gruber, poi Floris”. Un dettaglio che in realtà dice molto e non è sfuggito a Francesca Michielin: "Non dice “La Gruber”, non dice “Lilli” o “la nostra Lilli”. Non è una cosa di poco conto".

Francesca Michielin
in foto: Francesca Michielin

Perché mettiamo l'articolo davanti al cognome delle donne?

In effetti, a tutti viene spontaneo indicare una donna con l'articolo davanti al cognome: la Gruber, la Berlinguer, la De Filippi, la Michielin. Con gli uomini no: diciamo Floris, Mentana, Pavarotti. Secondo l’Accademia della Crusca, l’articolo davanti ai cognomi femminili ha lo scopo di individuare il genere della persona a cui ci si riferisce: senza è un uomo, con è una donna. Questo significa che lo "standard" è il maschile, e il femminile va specificato. Bisogna tenere conto che l'italiano è una lingua sessuata (e anche un po' sessista) dove il maschile è il genere forte. La Treccani descrive questa usanza come "un esempio di impiego sessista della lingua" di cui ancora ci rendiamo poco conto: "È molto frequente anche sui giornali e, di conseguenza, non colpito da censura". Speriamo che il tweet di un'artista giovane e popolare come Francesca Michielin serva a riaprire il dibattito: però non chiamiamola più "la Michielin".