Femminismo e Islam per il sentire comune del mondo occidentale rappresentano quasi un'antitesi. Eppure le femministe islamiche esistono, sostengono i diritti delle donne, la giustizia sociale e l'uguaglianza tra i sessi nel loro contesto religioso e si sentono parte del movimento femminista globale. La Casa delle Donne di Milano ha recentemente organizzato un incontro dal titolo Così Vicine, Così Lontane. Noi e le donne musulmane: inchieste, documenti, riflessioni per capire e far crescere culture nuove proprio per cercare di illuminare questo fenomeno oggi quantomai attuale e così poco conosciuto.

Si tratta di una realtà molto antica, e non mancano esempi sorprendenti di figure di spicco addirittura diversi secoli fa, ma per parlare di movimento in senso proprio bisogna attendere il XIX secolo. La poetessa iraniana Táhirih è stata la prima donna moderna ad intraprendere l'esegesi coranica e a schierarsi apertamente contro la poligamia e il velo. Nel secolo scorso, si ricorda anche Aisha Abd al-Rahman, la seconda a battersi per una diversa interpretazione del testo sacro, anche se non si considerava una femminista in senso stretto, nonostante i temi trattati.

Oggi, oltre a maggiori diritti e libertà civili e nei costumi, e a una reinterpretazione egalitaria del Corano,  le femministe islamiche hanno iniziato a sostenere l'uguaglianza nella moschea e nella preghiera. Esistono diverse posizioni riguardo l'abbigliamento e i comportamenti, e anche in questo caso il velo si ritrova al centro della discussione. Tra chi propone di bandirlo perché simbolo di oppressione, e chi invece lo difende alla luce di una risemantizzazione in emblema identitario, questo capo sembra non riuscire mai a trovare un'interpretazione unitaria.

Sumaya Abdel Qader (@facebook)
in foto: Sumaya Abdel Qader (@facebook)

In Italia possiamo ricordare Sumaya Abdel Qader, sociologa di origini palestinesi, presente all'incontro milanese e attivissima nel sociale e in politica. È ideatrice del Progetto Aisha, che si pone l'obiettivo di superare il segregazione femminile, ancora presente in alcune comunità nel nostro paese, attraverso il supporto e la promozione culturale. Indossa il velo e propone l'integrazione nella società occidentale nel rispetto della cultura d'origine.

Un movimento, quindi, tanto sotterraneo quanto attivo, che può rappresentare una grande opportunità sia per le donne musulmane per cambiare la loro posizione dall'interno e nel rispetto della loro fede e delle loro tradizioni, senza imposizioni dall'esterno, sia per noi occidentali, per comprendere meglio un aspetto della società che spesso riusciamo a vedere solo attraverso la lente distorta dei pregiudizi.