Capita spesso di ritrovarsi di fronte a genitori che rimangono impassibili di fronte alle lacrime del proprio figlio, convinti del fatto che piangere non possa fargli male ma anzi lo aiuti a ritrovare la calma da solo, permettendogli di imparare ad essere indipendente fin dai primi anni dell’infanzia.

In pochi però sanno quali sono le terribili conseguenza fisiche e psicologiche di un’abitudine simile. Secondo uno studio pubblicato su “Early Human Development”, quando un bambino piange ininterrottamente senza attirare l'attenzione dei genitori, aumenta in modo esponenziale il suo livello di stress. La cosa non fa bene alla sua salute: può danneggiare il suo sistema nervoso, riuscendo anche ad influire negativamente sulla sua crescita e sulla capacità di apprendimento. Anche quando si crede che quel pianto sia solo un capriccio, in verità il bimbo vuole comunicare un suo preciso bisogno: fame, dolore o semplicemente desiderio di affetto e di attenzione.

Quando non viene soccorso, il piccolo può portarsi dietro il trauma fino ad arrivare ad avere problemi affettivi, a soffrire di insonnia, ansia, depressione in età avanzata. E chiaro dunque per quale motivo lasciar piangere un bambino non ha alcun effetto positivo sulla sua salute. In un momento simile, è come se il piccolo entrasse in uno “stato d’emergenza”, proprio come quando si sente in pericolo di vita. Il segreto per farli crescere bene è dargli maggiori attenzioni: solo quando è soddisfatto, un neonato piange pochissimo e non dà alcun fastidio ai propri genitori.