Qualche settimana fa sul web si è scatenata una polemica infernale dopo la nascita di Leone Lucia, il primo figlio di Chiara Ferragni e del rapper Fedez. I neo genitori hanno iniziato a pubblicare su Instagram foto e video del nascituro e moltissimi utenti non hanno gradito l'esposizione mediatica del piccolo commentando negativamente la scelta dei genitori di dare "in pasto ai media" l'immagine di un neonato. Molti i commenti al vetriolo, c'è chi addirittura ha dubitato delle qualità genitoriali della giovane coppia di star. La risposta di Fedez non è tardata ad arrivare: il rapper ha giudicato squallido il comportamento di chi giudica un genitore solo perché pubblica sui social un momento di vita privata di cui fa, ovviamente, parte il proprio bambino.

Quello di Chiara Ferragni e Fedez non è un caso isolato, sono moltissime le star internazionali e nostrane che sui propri profili social, oltre a condividere momenti di vita privata, mostrano al pubblico attimi trascorsi con i figli pubblicando foto dei propri bambini sin dalla nascita. La lista è lunghissima da Beyoncé a Kim Kardashian, in Italia ci sono, tra gli altri, Belèn Rodriguez, Claudia Galanti e Melita Toniolo che hanno pubblicato immagini dei figli fin dalla nascita. C'è chi, come Alessia Marcuzzi, invece, tende a mostrare la figlia Mia solitamente di spalle o chi, come Anna Tatangelo, negli scatti con il figlio oscura il volto del bambino. E' giusto pubblicare le foto dei propri figli minorenni su Instagram? Ci sono delle ripercussioni sulla loro vita? Quali sono i pericoli e le conseguenze di questa scelta? Lo abbiamo chiesto a Flavia Massimo Psicologa e Psicoterapeuta esperta in dinamiche relazionali familiari e nell'educazione ai diritti umani.

Da qualche settimana stiamo assistendo a polemiche e critiche online riguardo la scelta del rapper Fedez e della sua compagna Chiara Ferragni di pubblicare sui social network foto e video del loro figlio Leone, nato circa un mese fa. Molti hanno giudicato l’esposizione del neonato sui social, discutibile da un punto di vista morale giudicandola come segno di “incapacità genitoriale”. L’atto di pubblicare foto e video dei propri figli e in generale dei minori è pratica diffusa e comune a tanti, tantissimi adulti. E credo sia rischioso o quantomeno riduttivo tacciare questo comportamento come sintomo di “incapacità genitoriale”.

La questione rischiosa è la scarsa consapevolezza degli adulti riguardo il gesto di condividere con milioni di persone (per lo più sconosciuti) momenti significativi della crescita dei bambini. C’è prima di tutto una riflessione di carattere etico – morale legata al Diritto di un bambino ad “essere informato su tutte le questioni che lo riguardano;….(Articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza). Scegliere di esporre sul web momenti della sua vita non rispetta il suo Diritto e solo perché il bambino non ha ancora acquisito gli strumenti cognitivi ed emotivi per pronunciarsi su una questione che lo riguarda, non significa che non sia portatore di quel diritto; anzi, non potendo ancora esprimersi al riguardo lo è ancora di più e gli adulti di riferimento dovrebbero garantirgli l’esercizio di quel Diritto.

È ovvio che ogni giorno i genitori devono prendere decisioni più o meno importanti per il proprio figlio, ma lo fanno (o almeno dovrebbero) avendo come obiettivo il Suo superiore interesse, per garantirgli una crescita sana ed armoniosa e pubblicare le sue foto e video sui social non è proprio una questione di vita o di morte. Inoltre, una volta sul web sembra che la possibilità dell’anonimato sia diventata impossibile da immaginare, dunque anche solo una foto può rimanere online per sempre e non abbiamo la certezza di come saranno utilizzati i social in un prossimo futuro, né del percorso che questa foto può fare sul web. A questo proposito nel 2017 è stata emanata una sentenza dal Tribunale di Mantova la quale asserisce che: “…l'inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto online”.

Per non parlare dei rischi dei possibili foto-montaggi che potrebbero trasformarsi in materiale pedo-pornografico e che potrebbero altresì finire in siti di questa tipologia. Solo l’idea che una foto di nostro figlio possa circolare in questi percorsi  fa venire i brividi, ma poi spesso, immediatamente dopo, si innesca quel pensiero e quella sensazione angosciante di perdita della propria libertà individuale e ci si dice: “solo perché esistono nella realtà fenomeni ostili e potenzialmente molto dannosi, non posso condividere e urlare al mondo intero la gioia più importante della mia vita?” Bè considerato che “l’oggetto” interessato della condivisione non siamo noi  ma è nostro figlio, forse una riflessione più approfondita prima della pubblicazione sarebbe quantomeno opportuna.

Inoltre se analizziamo il significato  della parola condividere essa vuol dire “dividere qualcosa in comune, partecipare con altri a qualcosa”; dunque dividere con…centinaia (o milioni?) di persone momenti della storia di nostro figlio, mostrare attimi significativi del suo ciclo di vita con il resto del mondo,  è certamente una richiesta di partecipazione alla nostra gioia di essere genitori, ma ahimè il contro altare della condivisione è  esporre la sua e la nostra intimità allo sguardo e al giudizio altrui; l’intimità di una famiglia, soprattutto di quelle neo – nate va sempre preservata e necessita di cura e di tutela; essa si rivela nelle relazioni tra genitori, tra genitori e figli e tra fratelli e si manifesta  nei momenti quotidiani, momenti significativi di transizione e di evoluzione; se stiamo vivendo da un punto di vista emotivo-affettivo un momento particolarmente importante e significativo di nostro figlio, tanto da volerlo immortalare con una foto e pubblicarlo su un social, che ricaduta potrebbe avere questo  nostro comportamento agli occhi di nostro figlio? Quale potrebbe essere il messaggio che gli arriva? –  Che nella maggior parte dei momenti di felicità di mamma e papà c’è la presenza di uno smart phone; che immediatamente dopo quell’attimo di felicità, l’attenzione di mamma e papà è diretta non più a me ma allo smartphone;  che la felicità è più felice se è social; che dovrò avere anche io al più presto quell’oggetto per rendere più felice la mia felicità. –

Ora, non si può e non si vuole demonizzare questo comportamento e definirlo solo come generatore di messaggi insani o sbagliati, nè tantomeno asserire che questa pratica diffusa possa necessariamente procurare danno alla crescita di un bambino, ma solo sollecitare una riflessione più approfondita rispetto ad un’abitudine, ormai per molti consuetudine, esercitata con una discutibile “leggerezza”. Dunque prima di pubblicare foto e video della vita di nostro figlio, il bene più prezioso che la vita ci abbia donato, la domanda che dovremmo farci come adulti e genitori, tenendo sempre a mente come principio fondamentale il suo superiore interesse nonché la responsabilità e la tutela da ogni possibile rischio che dobbiamo garantirgli per la sua crescita è: la scelta di con – dividere pezzi della Sua storia con il resto del mondo a quale bisogno corrisponde? Al NOSTRO di essere Social o a quello di NOSTRO figlio di crescere sereno?