Lo scorso 9 marzo, l’Europarlamento ha votato per il Diritto all’aborto e alla contracezione, in particolare per la mozione Tarabella. Le votazioni si sono svolte presso l’Aula del Parlamento di Strasburgo  e si sono contati 445 voti a favore contro 205 contrari, anche se alcuni rappresentanti del Pd e dei movimenti politici cattolici hanno espresso chiaramente il loro malcontento. Nonostante la legislazione sulla riproduzione rimarrà di competenza nazionale, secondo quanto richiesto dall’emendamento presentato dal Ppe, la mozione Tarabella rappresenta un enorme risultato per il mondo femminile. In quest’ultima infatti si legge:

Il Parlamento europeo insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva.

Si tratta di un provvedimento di particolare importanza per lo stato italiano, dove negli ultimi anni sono stati parecchi gli obiettori di coscienza, che hanno impedito a molte donne di avvalersi del diritto di abortire, cosa che ha favorito la crescita degli interventi clandestini, molto rischiosi per le donne a cui non viene data un’alternativa valida per interrompere spontaneamente la gravidanza. La Laiga, cioè Libera Associazione Italiana Ginecologi, per l’Applicazione della Legge 194 si dichiara estremamente preoccupata, poiché si teme che il Pd possa cambiare idea all’ultimo momento e far sì che il provvedimento Tarabella non venga applicato in Italia.

Silvana Agatone, presidente di Laiga, ha infatti dichiarato: “L'importanza di una normativa europea adeguata in materia è vitale: rappresenta l'ultimo baluardo al quale le donne possono appellarsi per il riconoscimento dei propri diritti sessuali e riproduttivi. Il Pd non ripeta gli errori del passato Non possiamo permettere che il Pd tradisca nuovamente le donne”. La Legge 194/78 prevede, in teoria, che esista una rete di assistenza statale alle donne che decidono di abortire, ma la realtà è che spesso si ritrovano di fronte a delle porte chiuse. Secondo la legge non dovrebbe esistere l'obiezione di coscienza, neppure nel caso di somministrazione di contraccettivi d'emergenza, come la pillola del giorno dopo.