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Come truccarsi a Capodanno 2012 con Cristina alias MissMe388

Cristina, in arte MissMe388, è una blogger di 23 anni: racconteremo la sua storia, la sua passione per i video-tutorial di make-up e la decisione improvvisa di lasciare l’Italia per cercare fortuna a Londra. In esclusiva anche un video sul make-up di Capodanno 2012.
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A cura di Daniela Seclì
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Molti di voi la conosceranno con lo pseudonimo di MissMe388. Cristina è una 23enne con tanta verve che è ormai entrata di diritto nell’olimpo rosa delle guru del make-up, che spopolano su YouTube, con un canale da 12mila iscritti. In questa lunga intervista si racconta con la freschezza e la spontaneità che la rendono unica. Ci racconterà i giochi d’infanzia, l’avventura su YouTube, la decisione di lasciare l’Italia per vivere a Londra, gli ostacoli superati e tenterà di dare consigli a chi, come lei, vorrebbe provare a trasferirsi all'estero.

Ovviamente non poteva lasciarci senza un video tutorial esclusivo per il make-up di capodanno:

Il video-tutorial di Capodanno di MissMe388

Cristina mostra come truccarsi per la notte più magica dell'anno.

Parlaci della tua infanzia. Che bimba era Cristina?

Vivevo in una villa in campagna, quindi non c’erano molti bambini con cui giocare e in più ero figlia unica. Nonostante questo però ero felice. Se ripenso alla mia infanzia ci sono tre ricordi particolari che affiorano subito alla mente: l’aver tentato in tutti i modi di farmi costruire la fatidica “casetta sull’albero” da mio padre e non riuscendo a convincerlo, l'averla fatta da me con dei teli; l'aver disegnato sul muro di casa, con un pezzo di carbone, una bambina con le braccia alzate, per sopperire alla carenza di piccole amiche pallavoliste; e infine l'aver sostituito le classiche bambole poco reali con i miei poveri gatti, che girovagavano per casa vestiti di tutto punto, tentando di mantenere un briciolo di dignità felina (sorride, ndr)

Qual è stato l’episodio grazie al quale hai compreso che il make-up sarebbe stata la tua passione?

Cristina Missme388 da piccola

Da piccola avevo l’abitudine di frugare nel cofanetto dei trucchi di mia madre. Ho un bellissimo rapporto con lei anche perché, da piccola, non mi ha mai negato di usare, esplorare e toccare le sue cose. Ricordo ancora l’odore di quel cofanetto nero che aveva mille sportelli, mille cassettini, con all’interno una miriade di ombretti, rossetti e blush. Per me quel cofanetto significava avere via libera all’esplorazione di quel mondo.

Mi riempivo di colori. Poi crescendo, verso i 12 anni, ho cominciato a pasticciare sulla mia amica Chiara, però la conciavo talmente male che non sarebbe uscita di casa truccata così, nemmeno se l’avessi pagata!

Com'è nata l’idea di aprire un canale su YouTube?

Mi è sempre piaciuta la competizione, nel suo aspetto più ludico e divertente. Un giorno, navigando su YouTube, ho trovato un video di una ragazza che aveva indetto un concorso, così ho deciso di partecipare, creando un canale e caricando un mio video di make-up. All’inizio, l’intenzione era quella di aspettare il verdetto e poi cancellare tutto. Mi vergognavo tantissimo. Mentre giravo il video, ricordo che mio padre dormiva in salotto. Andai da lui e gli dissi: “papà, se passi vicino la mia camera e mi senti parlare da sola, non credere che sia diventata matta. Sto facendo un video per un concorso di trucco. Non entrare altrimenti mi blocco e non lo faccio più!”. Ero veramente impacciatissima. Però alla fine vinsi quel concorso e cominciarono ad arrivare i primi commenti e le prime iscrizioni al mio canale. Così decisi di fare un altro video. Mi piaceva l’idea che a qualcuno potessero interessare le mie creazioni di make-up e da allora non mi sono più fermata.

Si dice che ogni viaggio si intraprenda per cercare altrove ciò che il nostro Paese d’origine non è in grado di darci. Quali motivazioni ti hanno spinto a lasciare l’Italia per trasferirti a Londra?

L’idea di partire è nata circa un anno fa. Per vari motivi familiari, a Natale mi viene una grande malinconia. Poi capodanno è il momento dei classici buoni propositi per l’anno nuovo. Avevo voglia di mettermi alla prova. Purtroppo, in Italia non riuscivo a trovare lavoro e pian piano perdevo la voglia e la determinazione di cercarne uno. Ho iniziato poi a navigare su internet in cerca di un volo per una città non troppo lontana, e a me ancora sconosciuta, e alla fine la destinazione scelta è stata Londra.

Mio padre mi racconta sempre che, da giovane, ha girato l’Europa in cerca di esperienze lavorative, mettendosi alla prova e cercando di cavarsela a mani nude, da solo. Il suo discorso mi ha sempre affascinato e sapevo che un giorno sarei finita su un aereo, con un biglietto di sola andata, nel tentativo di mettermi alla prova e scoprire se ero in grado di cavarmela in una città straniera. Una settimana dopo quel malinconico capodanno sono partita.

Quali dubbi o ansie hanno preceduto la fatidica partenza?

La mia ansia più grande era la mancanza dei miei genitori. Sono legata a loro in maniera ossessiva, soprattutto a mia madre. Per me non è una madre, è una sorella, una parte di me. Non ho dormito tutta la notte, prima della partenza. La mia paura più grande era la possibilità che succedesse qualcosa in mia assenza e che mia madre me lo nascondesse, per non farmi preoccupare. Dubbi non ne ho mai avuti, perché sapevo di poter comprare un biglietto e rientrare subito, se lo avessi voluto.

Come immaginavi la tua vita a Londra?

Onestamente? Mi immaginavo come cameriera. Appena arrivata ho girato per ristoranti, evitando sempre quelli italiani. Non che disapprovi chi lo fa, ma per me non aveva molto senso lavorare in un ristorante italiano a Londra. La vedevo come la via più semplice per “sopravvivere” in una città straniera. Se si trattasse di un lavoro temporaneo, in attesa di trovare qualcos’altro sono d’accordo, ma ho conosciuto persone che da anni lavorano lì per avere la comodità di continuare a parlare italiano.

Che senso ha? Io volevo trovarmi in difficoltà, riuscire a comprendere perfettamente l’inglese e imparare a rispondere adeguatamente. Di certo non mi aspettavo di trovare un posto in banca o di cucinare per la regina Elisabetta, ma un qualcosa che mi mettesse alla prova. Quello era lo scopo del mio viaggio. Per quanto riguarda l’aspetto sociale, invece, mi aspettavo di trovare tanti amici e di fare baldoria ogni giorno.

Le tue aspettative hanno trovato riscontro nella realtà o sono state disattese?

A lavoro - Hard Rock Cafè

Per quanto riguarda il lavoro sono stata fortunatissima: ho trovato un posto come commessa nel negozio dell’Hard Rock Cafè. Invece da punto di vista relazionale sono stata un po’ delusa. Noi italiani siamo calorosi e ho compreso che questo ci distingue dal mondo intero. Ormai Londra è una delle città più multietniche d’Europa e ho potuto mettermi a confronto con popoli diversi: francesi, irlandesi, tedeschi, spagnoli, polacchi ecc…

Gli inglesi sono un po’ freddini, non solo nel clima ma anche nel modo di fare. Ho avuto un bellissimo rapporto con i miei manager e ancora adesso ci teniamo in contatto tramite facebook, ma per tutti loro è difficile dare un abbraccio caloroso, anche senza motivo, come facciamo noi italiani.

Una volta arrivata a destinazione, quali sono stati i principali ostacoli che hai dovuto affrontare?

La prima difficoltà è stata trovare casa. Una mia amica si era trasferita a Londra da poco e quindi mi sono affidata a lei per trovare una sistemazione. Purtroppo ho fatto male a fidarmi perché la casa era un disastro. La mia camera era in condivisione con la mia amica e con un ragazzo non italiano piuttosto misterioso. Non si vedeva per tutto il giorno. La notte, quando ero già a letto, lo sentivo rientrare tardissimo, ma non accendeva mai la luce quindi per me era impossibile vederlo. Quando mi svegliavo già non c’era più, era il nostro coinquilino invisibile!

In casa eravamo in 13 e avevamo un unico bagno. Ogni mattina, puntualmente, si formava la fila. All’interno della casa spesso si verificavano veri e propri festini, con gente veramente strana, musica tecno per tutta la notte e ovviamente topolini in giro per la cucina… Era invivibile. Quindi ho deciso di trasferirmi a casa di conoscenti, nell'attesa di trovare una buona sistemazione. L’ho trovata dopo un paio di settimane ed era pulita e accogliente ma soprattutto senza topolini.

Ora sei rientrata in Italia. Emotivamente parlando cosa ti ha lasciato l’esperienza londinese e quale importante lezione credi ti abbia insegnato?

Ho passato 8 mesi a Londra e forse non l’ho vissuta come speravo. A volte mi manca la routine londinese, ma non c’è qualcosa di forte che mi è rimasto nel cuore. Le lezioni apprese, invece, sono tante. Ho imparato ad autogestirmi, ad essere paziente nell’attendere l’autobus al freddo, a risparmiare i miei soldi, ad essere più determinata e a fare i conti con l’affitto, la spesa, le bollette…

Sicuramente quando sono tornata in Italia ho cominciato ad apprezzare le cose che prima mi apparivano scontate. Una cosa che a volte mi manca è l’autonomia, non che ora non ce l’abbia, ma a Londra ero io contro una città immensa e dovevo gestire le mie giornate da sola.

Come consigli di procedere a chi avesse intenzione di tentare la tua stessa esperienza e rifarsi una vita oltre confine?

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Il primo consiglio è essere determinati. Si può scegliere se fare un’esperienza da soli o in coppia, ma suggerisco di non partire in più di 2-3 persone, altrimenti la vostra esperienza si trasformerà in un incubo, anche se si tratta dei vostri migliori amici. Una nuova città comporta nuove abitudini che diventano ancora più difficili da affrontare se si è in tanti. Un’esperienza solitaria invece si trasforma in un viaggio dentro se stessi e ci porta a conoscerci più a fondo. Sarebbero tanti i consigli “materiali” da dare. I soldi da portare con sé, i documenti necessari, i curriculum in inglese da distribuire.

Ciò che però conta più di tutto è la sicurezza e la determinazione. Bisogna essere pronti ad affrontare una realtà totalmente diversa rispetto a ciò a cui siamo abituati e bisogna saper reagire ad ogni minima difficoltà e mai buttarsi giù o chiudersi in se stessi. Imparate a camminare a testa alta perché è proprio nei momenti di difficoltà che si scopre la forza che non sapevamo di avere.

C’è qualcosa di te che molti sarebbero sorpresi di sapere?

A 23 anni inoltrati mi faccio ancora fare le coccole da mia madre. Ecco perché sono tornata in Italia in realtà.

Oltre al make-up hai altri interessi?

Fino ad un paio d’anni fa mi dilettavo tantissimo nel video making. Mi piaceva prendere dei pezzi di video e rimontarli con una musica o una canzone che mi ispirava. Il mio sogno era quello di fare la regista. Non è un caso, infatti, che io adori il mondo cinematografico. Purtroppo però, non amo particolarmente andare al cinema perché quelle sedie tremende sono scomodissime, i popcorn ti si incastrano sempre tra i denti ed è quasi matematico ritrovarsi di fronte dei ragazzi che commentano il video durante la proiezione. Per questo mi sono regalata un grande schermo e un impianto dolby surround. Quindi preferisco un dvd, il mio pigiama, il mio comodissimo divano e qualsiasi cosa voglia da mangiare e bere.

Saluta le lettrici di Donna Fanpage con una pillola di saggezza. Mia nonna diceva sempre…

Sfortunatamente non ho conosciuto i miei nonni, ma mia madre ha avuto un bellissimo rapporto con la mia nonna paterna quindi mi ha tramandato il suo sapere. Lei era solita dire: se fai del bene scordalo, se fai del male ricordaloed io col tempo ho capito che è un detto ancora tremendamente attuale.

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