10 Marzo 2021
07:00

Cinquant’anni fa la contraccezione diventava legale in Italia: così la maternità diventò una scelta

Fino a quel momento la contraccezione era fuorilegge in virtù di un articolo del codice Rocco che che vietava e puniva “la propaganda dei mezzi atti a impedire la procreazione”. Il 10 marzo 1971 fu abrogato da una storica sentenza della Corte Costituzionale: la pillola anticoncezionale separava per la prima volta sesso e maternità, lasciando alle donne la possibilità di decidere per sé.
A cura di Beatrice Manca

Cinquant'anni fa la contraccezione diventava legale in Italia: quella pillola (che poi sarebbe diventata la pillola per antonomasia) ha separato il sesso dalla maternità, cambiando il rapporto delle donne con il loro corpo. Per la prima volta le ragazze avevano la possibilità di decidere autonomamente dei loro corpi e del loro apparato riproduttivo. Finalmente la maternità era una scelta, una delle tante possibili, e non un destino obbligato. Ma questa conquista non deve essere data per scontata: secondo i dati forniti dall'Istat, il coito interrotto continua a essere il metodo più praticato, almeno da un intervistato su 4. Peccato che non sia un metodo contraccettivo e che non protegga dalle malattie sessualmente trasmissibili. L'Italia poi continua a essere il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l'educazione sessuale nelle scuole: oltre l'80% degli adolescenti si informa via Internet, con la sua rete di fake news e leggende metropolitane.

10 marzo 1971: la pillola diventa legale in Italia

Gli anni Settanta sono stati un decennio di grandi conquiste per le donne, tra movimenti femministi, manifestazioni di piazza e cambiamenti culturali profondi. Le donne stavano progressivamente abbandonando il loro ruolo "tradizionale" di spose, madri e casalinghe per affacciarsi in massa nel mondo del lavoro. La rivoluzione sessuale era arrivata all'apice: cambiavano i costumi (e la moda) e le ragazze esploravano con sempre maggior sicurezza una sfera fino a quel momento tabù. Anche nella cattolicissima Italia, la legge non poteva fare a meno che adeguarsi allo spirito dei tempi. Prima fu legalizzato il divorzio (che sarebbe stato messo di nuovo in discussione con il referendum del 1974) poi fu la volta della contraccezione. Fino a quel momento era fuorilegge in virtù di un articolo del codice Rocco che che vietava e puniva "la propaganda dei mezzi atti a impedire la procreazione". Il 10 marzo 1971 quell'articolo fu abrogato da una sentenza storica della Corte Costituzionale, che di fatto aprì la strada alla commercializzazione della pillola anticoncezionale.

Un corteo femminista degli anni Settanta
Un corteo femminista degli anni Settanta

Divorzio, aborto, potestà genitoriale: un decennio di conquiste

Anche se non era vietata, la pillola restava comunque difficile da reperire: le farmacie erano costrette a registrarle in modi creativi per aggirare una norma del 1927 che vietava la vendita di anticoncezionali e spermicidi. Comunque, la strada era segnata: nel giro di pochi anni una serie di leggi permisero alle donne di decidere per il loro corpo e per i loro figli. Nel 1975 fu promulgata la legge istitutiva dei consultori pubblici, e nello stesso anno laRiforma del Diritto di famiglia segnava il passaggio dalla patria potestà alla potestà genitoriale: a prendere le decisione non era più il marito, il "capo famiglia" ma i due coniugi insieme, uguali in diritti, doveri e dignità. Il decennio si chiuse con un'altra grande conquista: la depenalizzazione dell'aborto avvenuta nel 1978 con la Legge 194. Una legge storica, che permetteva alle donne di terminare una gravidanza indesiderata in modo sicuro, senza essere costrette a ricorrere ai pericolosi aborti clandestini.

Sessualità e contraccezione, una rivoluzione a metà

Queste conquiste non devono essere date per scontate: in molte parti del mondo le donne devono ancora scendere in piazza per rivendicare il diritto a decidere per sé e sul proprio corpo. Ma anche in Italia la rivoluzione della contraccezione non è stata compiuta per intero: l’Atlas europeo 2019, che studia la salute riproduttiva in 45 Stati europei, colloca l’Italia in 26esima posizione per accesso alla contraccezione, molto distante da Gran Bretagna e Francia e molto più vicina a Paesi come la Turchia e l’Ucraina. L'Italia continua a essere fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l'educazione sessuale, la grande assente ingiustificata nei programmi scolastici. Così, gli adolescenti tendono a soddisfare le normali curiosità su Internet, incappando spesso in fake news e informazioni false su temi delicati come malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze. Da quella storica svolta è passato messo secolo, ma la strada per una sessualità sicura e consapevole in Italia è ancora lunga.

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