Cento anni fa nasceva Ottavio Missoni, fondatore dell'omonima casa di moda che ha contribuito a creare il mito della moda italiana nel mondo con i suoi tessuti colorati. Nato a Ragusa in Dalmazia (oggi Dubrovnik) l'11 febbraio 1921, Ottavio ("Tai" per gli amici) ha vissuto almeno due vite. La prima come il campione di atletica che ha conquistato otto titoli italiani, la seconda come imprenditore di moda acclamato nel mondo, geniale pittore di motivi colorati. In mezzo, la Seconda guerra mondiale, dove aveva combattuto ed era stato fatto prigioniero. Ottavio Missoni è scomparso nel 2013, a 92 anni, tra il cordoglio dell'intero mondo della moda che ha perso un patriarca gentile e amato. Alla sua storia è dedicato anche un episodio della serie tv "Made In Italy", che racconta il fermento della moda milanese negli anni Settanta.

Ottavio Missoni, campione di atletica e prigioniero di guerra

Talento precocissimo, Ottavio Missoni iniziò a gareggiare a 16 anni a Milano. E chissà cosa avrebbe potuto raggiungere se pochi anni dopo non avesse dovuto lasciare le piste per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Durante la battaglia di El Alamein venne fatto prigioniero degli inglesi e per quattro anni rimase in Egitto. Al suo ritorno in Italia Missoni era provato nel fisico e nell'anima. Nessuno avrebbe scommesso che poteva ricominciare a correre, e invece riuscì a qualificarsi per le Olimpiadi di Londra del 1948, dove sarebbe avvenuto il grande incontro della sua vita. Nel frattempo aveva anche scoperto il mondo dei tessuti: insieme al discobolo Giorgio Oberweger aveva avviato una piccola ditta di tute in lana, le "Venijulia", adottate come divisa dalla squadra italiana per le Olimpiadi del 1948, dove partecipava lui stesso.

Il giovane Missoni in una foto del 1947
in foto: Il giovane Missoni in una foto del 1947

L'incontro con Rosita e la nascita dell'azienda Missoni

Per uno di quei casi della vita che si leggono solo nei romanzi, ad assistere ai giochi di Londra c'era anche una giovane studentessa di un collegio, che si trovava in Inghilterra per un viaggio di istruzione. Si chiamava Rosita Jelmini e la sua famiglia (neanche a dirlo) possedeva una fabbrica di tessuti. Nel 1951 il fidanzamento, nel 1953 il matrimonio. La loro non è stata solo una storia d'amore solida e duratura, ma anche una partnership commerciale: nel seminterrato della loro casa a Gallarate i Missoni allestirono un piccolo laboratorio di maglieria dove iniziarono a produrre quei motivi a zig zag così riconoscibili. Non ci volle molto per vedere i primi successi, le collaborazioni con importanti boutique milanesi e le sfilate "scandalose":  nel 1967 le modelle sfilarono senza reggiseno, perché del colore sbagliato, ma furono tradite dalle luci. In trasparenza infatti si vedeva perfettamente il profilo del seno: uno scandalo enorme, ma anche una strepitosa pubblicità. Le riviste internazionali si accorsero di quella moda giovane e colorata che veniva da un piccolo laboratorio familiare, incoronando Missoni nell'olimpo degli stilisti.

Ottavio e Rosita Missoni
in foto: Ottavio e Rosita Missoni

La vita semplice nel rifugio di Sumirago

Mentre Ottavio si occupava di fondere i colori per creare nuove sinfonie nei suoi tessuti, Rosita disegnava gli abiti. Nel 1969 i Missoni si trasferirono a Sumirago, nei boschi, dove crearono il loro rifugio: casa, laboratorio, atelier, ritrovo per amici e colleghi. Nonostante il successo strepitoso in Italia e all'estero, i Missoni rimasero fedeli alla loro filosofia: uno stile di vita semplice e conviviale, a contatto con la natura. Intanto la famiglia cresceva: i Missoni erano diventati un "clan", una dinastia del Made in Italy, arrivati ora alla terza generazione con Margherita. Ottavio rifiutò sempre di accettare più lavoro di quanto potesse gestirne: "Che cosa ci facciamo con più soldi se non abbiamo il tempo di spenderli?", ripeteva. Fu nominato Cavaliere del Lavoro e continuò a gestire il suo impero insieme alla moglie Rosita fino alla morte, arrivata nel 2013 a 92 anni, pochi mesi dopo la scomparsa del figlio Vittorio. Oggi, a cento anni dalla nascita, una mostra al Ma*ga di Gallarate ricorda l'insuperabile arte del signor Missoni: uomo tenace e concreto, in grado di inventare uno stile con fili e colori.