Quattro anni di appunti, note a margine, notti insonni passate a scrivere e fogli riempiti di ricordi. E poi un solo minuto in cui si stava per buttare via tutto. È la storia di "Just Me", autobiografia di Roberto Cavalli edita da Mondadori, in libreria dal 17 settembre. Da non scambiare per un trattato sulla moda, al contrario: si tratta della storia di un uomo, non di uno stilista, che ha percorso il Novecento tessendo il filo rosso che lega le ferite della Grande Guerra agli splendori del Made in Italy in una narrazione semplice e splendente dove il sudore, i successi, le sconfitte, le intuizioni, gli sgambetti e le imprese della vita scrivono, senza censure e senza stereotipi, l'avventura di uno dei protagonisti più importanti della moda contemporanea.

"Non avere paura": l'autobiografia di Roberto Cavalli, si apre con la dolcezza e la drammaticità di una scena di guerra. È la frase d'addio del padre Giorgio, rapito dalla famiglia e fucilato sotto gli occhi della moglie il 4 luglio 1944 dall'esercito tedesco, nel paesino di Cavriglia. Roberto ha soltanto tre anni e l'episodio si tatuerà nella sua memoria come un monito e insieme un rimpianto. Il primo è un imperativo categorico a rischiare sempre, a chiamarsi fuori dal coro, a essere un pioniere, anche quando nessuno capisce le tue intuizioni o la tua estetica. Il secondo, invece, è una sorta di nostalgia che l'accompagnerà per tutta la vita: il desiderio di dare un volto al padre con una vita d'azione e di impresa, quasi fosse un'eredità morale.

Le donne di Roberto "Quando pensano a me e alle donne della mia vita", racconta Roberto Cavalli, "la maggior parte delle persone cade in uno stereotipo: mi immaginano con un gruppo di modelle e una bottiglia di champagne millesimato". Niente di più lontano dalle storie narrate in "Just me". Gran parte del libro, infatti, è dedicato alla donne che hanno rappresentato un ruolo fondamentale nella vita di Roberto. Si parte dalla madre, presenza fondamentale, simbolo di una generazione formidabile che fu capace di trasformare una disgrazia, la guerra, in un mondo risorto, un paese di possibilità tutte da esplorare. Si passa poi a Lietta, la sorella che lo aiuterà a ricostruire il ricordo del padre. E si arriva alle due mogli: la prima, Silvanella, che gli darà due figli, Cristina e Tommaso; ed Eva, compagna di vita e di lavoro, che gli donerà Rachele, Daniele e Robert. Sono loro il fulcro, l'anima della donna sognata che poi diventerà l'anima della sua creatività.

"Non chiamatemi stilista, perché non sono mai stato in grado di disegnare una silhouette", racconta e scrive Roberto. "Il mio talento, piuttosto, è trovare ciò che rende speciale un tessuto, un abito, una donna, pensando sempre alla moda come fosse un sogno prêt-à-portér, pronto per essere indossato". "Just Me", di conseguenza, non è un elenco di modelle, successi, sfilate e collaborazioni con le star di Hollywood. È, piuttosto, l'epopea di un Ulisse perso nel mare del Made in Italy alla ricerca dell'eccellenza, delle persone, dei viaggi che renderanno possibile il proprio sogno:regalare alle donne un abito "in grado di cambiarti la vita, perché questo fanno gli abiti più belli: possono cambiarti la vita".

L'incontro con Matteo Renzi – L'incontro è avvenuto come la chiusura immaginaria di un cerchio: il 4 luglio 2012, il sindaco di Firenze Matteo Renzi invitò Roberto Cavalli alla commemorazione dei caduti durante gli eccidi della Seconda Guerra Mondiale a Castelnuovo dei Sabbioni. 50 anni dopo la perdita del padre, per Roberto fu come il sigillo di una vita e la scintilla di un'affinità elettiva che ancora oggi contraddistingue le due personalità, Renzi e Cavalli, entrambi caparbi, uomini d'azione, pionieri e mai e poi mai convenzionali."