Si chiama Carli Lloyd ed è la pallavolista di successo che quest'anno è stata scelta come capitano della VBC Casalmaggiore. Ha solo 31 anni ma vanta già un curriculum di tutto rispetto: fa parte della nazionale statunitense di pallavolo, ha vinto una Supercoppa italiana e una Champions League nel 2016. Ha già giocato con il Casalmaggiore dal 2015 al 2017 ma negli ultimi tre anni era rimasta lontana dalla Lombardia. Nel momento in cui la squadra ha annunciato non solo il suo ritorno ma anche la sua nomina di capitano, i tifosi non hanno esitato a manifestare la loro soddisfazione, certi del fatto che avrebbe dato una marcia in più al team. L'entusiasmo, però, si è interrotto bruscamente non appena Carli ha annunciato di essere incinta, ora il suo ginecologo dovrà valutare se è il caso di continuare o meno con l'attività sportiva.

Carli Lloyd, gli insulti degli haters

Nonostante si tratti di una meravigliosa notizia, i tifosi non l'hanno presa bene e hanno cominciato a ricoprire Carli di insulti. "Per me è una mancanza di rispetto verso la società. Io la manderei via", "Io non la pagherei, quella è la porta, ciao", "È come quando assumi un’operaia dell’Est a tempo indeterminato e lei magicamente resta subito incinta", "Strappatele il contratto, non lo ha rispettato", sono solo alcuni dei commenti cattivi, sessisti e razzisti che si leggono sul web. Certo, a pochi giorni dall'inizio del campionato il Casalmaggiore si ritrova con un grosso buco da colmare ma gli attacchi degli haters sembrano essere davvero eccessivi, soprattutto perché non fanno altro che confermare i luoghi comuni secondo cui una donna lavoratrice va incontro a non poche difficoltà quando decide di avere un figlio.

La gravidanza è una "sciagura" o un diritto?

Quello che sta accadendo alla Lloyd è l'ennesima prova del fatto che il mondo del lavoro è ancora dominato da sessismo e discriminazione di genere. La pallavolista è stata accusata di non avere avuto rispetto verso la squadra solo perché ha scoperto di essere incinta dopo aver firmato il contratto ma i più sono inconsapevoli del fatto che quel contratto (come quello delle giocatrici in generale) non prevede la maternità, dunque probabilmente Carli non verrà pagata quando non sarà sul campo a causa della dolce attesa. Al di là delle questioni tecniche, però, è chiaro che la gravidanza viene vista ancora da molto come una vera e propria "sciagura" più che come la celebrazione della vita. Quello che ci si chiede, dunque, è: nel 2020 una donna deve davvero ancora avere paura del fatto che la gravidanza possa farle perdere il lavoro? Diventare mamme non è forse un diritto che non dovrebbe escludere la possibilità di continuare a lavorare?