Burberry è una delle Maison più famose al mondo, considerata simbolo della moda britannica, e nelle ultime ore sta facendo molto scalpore per una rivelazione shock contenuta nel suo bilancio. Per minimizzare lo stock in eccesso, la griffe ha bruciato vestiti e accessori di lusso rimasti invenduti, mandando letteralmente in fumo prodotti per un valore di 31 milioni di sterline, ovvero circa 34 milioni di euro. A dispetto di quanto si potrebbe pensare, si tratta di una prassi comune tra le case di moda internazionali ma sta suscitando non poche polemiche a causa dello spreco e delle conseguenze ambientali.

Burberry manda all'inceneritore i capi invenduti

La Maison Burberry, simbolo della moda di lusso britannica e famosa per la sua iconica fantasia tartan, sta facendo molto discutere nelle ultime ore. Secondo quanto scritto nei documenti contabili, lo scorso anno l'azienda ha mandato all'inceneritore gli "avanzi di magazzino", ovvero gli abiti e gli accessori rimasti invenduti, per un totale di 31 milioni di sterline, cioè circa 34 milioni di euro, una cifra bassissima rispetto ai ricavi annui, pari a circa 3 miliardi di euro. Si tratta di prodotti che potrebbero essere tranquillamente indossati ma che non vengono più apprezzati dal consumatore medio del marchio, visto che sono di linee vecchie o fuori moda. Inevitabilmente la questione ha suscitato non poche polemiche, sono stati moltissimi infatti coloro che si sono ribellati, facendo riferimento al fatto che questa controversa scelta è uno spreco e ha delle conseguenze ambientali gravissime.

La risposta alle critiche di Burberry

Dopo il polverone nato dalla diffusione della notizia dell'incenerimento dei capi invenduti armati Burberry, uno dei portavoce della Maison si è visto costretto a intervenire per conto dell'azienda, dichiarando:

Burberry è impegnata a ridurre al minimo la quantità di eccedenza prodotta. Nei casi in cui è necessario lo smaltimento dei prodotti, lo facciamo in maniera responsabile e continuiamo a cercare modi per ridurre e riclare i nostri rifiuti. Questo aspetto rappresenta una parte fondamentale della nostra strategia di responsabilità ambientale fino al 2022 e, al riguardo, abbiamo stretto collaborazioni a sostegno di organizzazioni innovative per contribuire a raggiungere questo obiettivo, come la partnership siglata con ‘Make Fashion Circular Initiative' della Fondazione Ellen MacArthur, in cui ci uniamo ad altre player del settore per realizzare un'economia circolare della moda.

La cosa grave è che Burberry non è l'unica casa di moda a mettere in atto questa pratica, sono molte le griffe che lo fanno per tutelare la "proprietà intellettuale", evitando così che i loro prodotti vengano contraffatti oppure venduti sottocosto. L'obiettivo? Far sì che un accessorio o un abito iconico non diventi troppo comune. Questa strategia aziendale, però, è decisamente inaccettabile, va contro i concetti di economia condivisa e di riciclo dei materiali e non tiene conto degli sprechi, delle disuguaglianze e del crescente tasso di povertà.