Sono passati poco più di tre anni da quando Dana Vulin, una donna di 29 anni, ha vissuto il giorno più brutto della sua vita. Si trovava nella sua casa di Perth quando Natalie Dimitrovska ha dato fuoco all’abitazione, provocandole delle ustioni di terzo grado sul 60% del corpo. Quest’ultima credeva che Dana avesse una relazione clandestina con suo marito e, per gelosia, ha promesso che avrebbe rovinato “il suo bel faccino”.

Una volta entrata in casa sua le ha lanciato contro una bottiglia di alcool denaturato e poi ha scatenato le fiamme. Dana ha dovuto subire innumerevoli operazioni di chirurgia estetica per la ricostruzione della pelle del corpo, delle braccia e del busto e per mesi non è riuscita a muoversi a causa delle terribili ferite. La cosa più terribile è stata però indossare per 2 anni ed 8 mesi una maschera di compressione per far guarire nel modo migliore la pelle del suo viso. Quella notte era diventata una vera e propria “palla di fuoco umana” e all’arrivo dei soccorsi il suo corpo era letteralmente bruciato. Martedì prossimo, Natalie si presenterà di fronte la Corte Suprema australiana, che l’ha già condannata in primo appello a 17 anni di carcere per lesioni gravi.

I suoi avvocati sostengono che Dana non era così gravemente ferita come aveva dichiarato in tribunale e sperano dunque che la donna riesca ad ottenere una pena meno severa. Dana, nonostante abbia recuperato la sua forma fisica perfetta, è costretta ancora ad andare in ospedale quasi ogni giorno per i controlli di routine ed inoltre ogni volta che guarda allo specchio le cicatrici che ha sul corpo non può fare a meno di ricordare quella tragica esperienza che le ha cambiato la vita. Coraggio e forza d’animo sono però i suoi punti di forza, solo in questo modo riesce ad andare ancora avanti con positività.