Si spoglia non solo degli abiti che ha indosso, ma anche del giudizio altrui, di quelle offese mai velate di chi la giudica non per il suo talento artistico, ma per il corpo che abita. Billie Eilish, cantautrice diciottenne pluripremiata – reduce dal successo dei Grammy Awards dove ha portato a casa ben cinque premi –  è la protagonista del cortometraggio da lei realizzato Not my responsability, già presentato in occasione del tour Where do we go? e ora approdato su Youtube, dove nel giro di poche ore ha ottenuto oltre tre milioni di visualizzazioni. La cantante ha indosso una felpa nera con cappuccio, che piano piano inizia a slacciare, mentre l'oscurità la avvolge, rivelando solo alcune parte di lei.

a short film originally produced for and seen on tour made by billie eilish

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Le accuse e gli attacchi dei body haters

«Mi conosci? Mi conosci davvero? Hai opinioni sulle mie opinioni, sulla mia musica, sui miei vestiti, sul mio corpo. Alcune persone odiano ciò che indosso, altre lo lodano, qualcuno lo usa per umiliare gli altri o umiliare me», pronuncia la cantante, con un filo di voce, mentre toglie la felpa e inizia a mostrare a poco a poco il suo corpo, prima di immergersi totalmente in un liquido nero. «Vorresti che io fossi più piccola? Più debole? Più morbida? Più alta? Vorresti che stessi zitta? Le mie spalle ti provocano? Il mio petto, le mie labbra, il corpo nel quale sono nata», chiede.

thank u oscars for having mee

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Un manifesto contro il body shaming

Un manifesto contro il body shaming, portato avanti in nome di quella libertà che ci deve far essere chi vogliamo. Billie Eilish non è nuova a battaglie come questa e la scelta di indossare abiti ampi e poco aderenti ne è un chiaro manifesto: non è la nostra fisicità a dirci chi siamo o come dovremmo essere. Del resto nonostante la sua bravura indiscussa è lei stessa la prima a subire giudizi negativi, di chi pensa di conoscere una persona solo per gli abiti che indossa, il colore delle unghie che ha scelto o il tipo di scarpa che calza.

Non è una mia responsabilità

«Anche se non hai mai visto il mio corpo, lo giudichi e giudichi me per esso. Perché? Facciamo ipotesi sulle persone in base alle loro dimensioni, noi decidiamo chi sono e quanto valgono. Se mi copro di più, se mi svesto, chi decide chi sono io? Il mio valore come persona si basa solo sulla tua percezione? O è la tua opinione su di me? Non è una mia responsabilità», sono le ultime parole che pronuncia, prima di essere totalmente sommersa dal nero. Quel nero che spesso sembra avvolgere e far sprofondare chi, come lei, ogni giorno deve fare i conti con la cattiveria e l'ignoranza di chi si nasconde dietro a un click per dare voce alle proprie frustrazioni.