Ogni donna, in media, compra, usa e butta via circa 11.000 assorbenti interni nel corso di tutta la sua vita. Una scatola di 20 tamponi solitamente costa circa 4 euro in un supermercato. Questo significa che bisognerebbe lavorare per circa 38 giorni con un salario minimo per pagarsi una fornitura a vita di assorbenti interni. Vi siete mai chieste perché i tamponi costano così tanto? Il 5% del loro prezzo è in realtà una tassa, solitamente imposta sui beni di lusso. Certo, esistono anche gli assorbenti igienici, ma così facendo è come se si tassassero le donne per il semplice fatto che hanno il ciclo mestruale.

Di recente, è stata lanciata una petizione per abolire questo sovraprezzo e fino a ora sono state raccolte già 135.000 firme. La campagna punta sul fatto che caramelle gommose, gelatine alcoliche e carni esotiche sono tutti prodotti “di lusso”, che non vengono tassati, dunque quello che ci si chiede è: perché il prezzo degli assorbenti interni deve essere invece aumentato? Come se non bastasse, i preservativi, ad esempio, vengono messi a disposizione gratuitamente dal servizio sanitario e non vi è alcun motivo per cui elementi essenziali per la salute e l'igiene, come gli assorbenti, non dovrebbero essere altrettanto disponibili presso i centri medici.

L'igiene mestruale è un diritto, non un lusso. Senza prodotti sanitari adeguati sarebbe infatti impossibile andare a lavorare o semplicemente uscire di casa durante i giorni di ciclo. Non troppo tempo fa, aveva già fatto discutere l'applicazione in Francia della cosiddetta "tassa rosa", l'imposta applicata sui prodotti per donna, che arrivano a costare fino a quattro euro in più rispetto a quelli per uomo.