“Cicciottelle”, così sono state definite le arciere azzurre Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia che nella giornata del 7 agosto 2016 hanno ottenuto il quarto posto nella gara a squadre di tiro con l'arco alle Olimpiadi di Rio. L'inopportuna definizione giunge direttamente dall'edizione cartacea del Quotidiano Sportivo che oggi cerca di correre ai ripari chiedendo scusa. Ma “scripta manent” e, come afferma lo stesso Mario Scarzella, Presidente della Federazione Italiana Tiro con l'Arco, quanto mandato in stampa è “a dir poco irriguardoso”, se non imbarazzante, offensivo, superficiale e chi più ne ha più ne metta.

È vero, forse le tre campionesse (sì campionesse perché anche se non hanno vinto una medaglia sono riuscite a raggiungere le Olimpiadi ottenendo un quarto posto) non hanno il fisico delle nuotatrici o delle pallavoliste, ma davvero il loro aspetto fisico è l'unica cosa che ha attirato la nostra attenzione? Noi che è già tanto se facciamo centro buttando la spazzatura siamo davvero più interessati al peso di queste donne che al lavoro e all'impegno degli ultimi quattro anni grazie al quale hanno preso un aereo per Rio insieme a pochi altri campioni mondiali?

“Dopo le lacrime che queste ragazze hanno versato per tutta la notte, questa mattina, invece di trovare il sostegno della stampa italiana per un'impresa sfiorata, hanno dovuto subire anche questa umiliazione”, queste parole di Scarzella pesano come mattoni sullo stomaco, proviamo a metterci nei loro panni anche solo per un istante. Anni di allenamenti, rinunce, vittorie, sconfitte, sudore, forza di volontà cancellati con una parola sola: “cicciottelle”. Terribile, le avessero chiamate “ciccione” sarebbe stato meno offensivo, questo diminutivo aggiunge all'offesa il pietismo, come se avere qualche chilo in più fosse una vergogna per la quale è più opportuno utilizzare un tono “carino e amorevole”, e rende ancor più fuori luogo il titolo del quotidiano. È vero non tutta la stampa si è limitata a questo aspetto decisamente inutile, e ci mancherebbe altro.

Perché nessuno ha mai scritto “il tuffo d'oro di quella bonazza della Cagnotto”? O “il super-manzo Daniele Garozzo vince l'oro della scherma”? Semplicemente perché a nessuno importa, o comunque non dovrebbe, quale aspetto fisico abbiano gli sportivi. Eppure, in un'epoca in cui l'orgoglio “curvy” la fa da padrone (e ben venga), fa impressione che ad attirare l'attenzione sia la ciccia di queste tre ragazze. E se ad essere definiti “cicciottelli” fossero stati tre atleti, ci saremmo scandalizzati tanto? Il girovita degli uomini non è argomento tabù come quello delle donne, forse nessuno si sarebbe sentito in dovere di difendere tre maschi, ma con le femmine lo abbiamo fatto: questo ci rende ancor più maschilisti e superficiali.

In fondo, diciamocelo, il giornalista che ha titolato “cicciottelle” probabilmente è stato colto dall'ansia di scrivere qualcosa che attirasse l'attenzione: beh, ce l'ha fatta. Questo però mostra ancora una volta che il clamore fa più notizia della notizia stessa, e non è un bene.

Alla fine di tutta questa storia, tre atlete hanno ottenuto l'interesse della stampa per motivi non riguardanti il loro ruolo alle Olimpiadi di Rio e un direttore di giornale ha perso il suo posto di lavoro mentre noi siamo ancora qui a sperare che gli uomini riescano a fare centro nel water.