L’aborto spontaneo è una realtà molto più diffusa di quanto si immagini, che spesso porta le donne a vivere l’inizio di una gravidanza con ansia e paura. A questo proposito, la storia di Dianne Yudelson è decisamente straziante. E’ una fotografa professionista e per 11 volte si è ritrovata a perdere i piccoli che portava in grembo. Invece di nascondere l’esperienza per vergogna o per timore di non essere capita, ha voluto parlarne liberamente con un progetto molto particolare, “Lost”.

Si tratta di foto commoventi che ritraggono gli oggetti, i vestitini e gli accessori che sarebbero dovuti appartenere ai figli che ha perso prima ancora di poter stringere tra le braccia, ai quali aveva dato anche già un nome. Dianne ha spiegato con dolcezza:

La creazione di questa serie è servita sia ad onorare queste vite preziose sia a dare voce alla mia situazione personale. Spero tanto che condividendo queste immagini io possa toccare le vite di numerose donne che ci sono passate o che stanno ora vivendo la dolorosa perdita di un figlio. Non sono sole nel loro viaggio. Ho creato le mie immagini in un modo umile e incontaminato per collegarmi direttamente alla loro breve e pura vita.

L’idea le è venuta quando di recente ha aiutato un’amica ad attraversare una dolorosa perdita. Fino a quel momento, non aveva condiviso con nessuno i ricordi dei bimbi ma ha capito che, se lo avesse fatto, sarebbe stata capace di sostenere numerose donne che, come lei, si sono ritrovare alle prese con l’aborto spontaneo. Il primo lo ha avuto nel 1993, l’ultimo nel 2005.

La perdita di un bambino comporta naturalmente del dolore. Il dolore è accompagnato dal dolore fisico derivante dall’aborto spontaneo e dalle transizioni ormonali della gravidanza che si aggiungono al carico emotivo. L’aborto spontaneo è straziante, l’aborto spontaneo è faticoso, l’aborto spontaneo ti isola”, ha spiegato la donna. Anche se ha affrontato la cosa per ben 11 volte, per lei è sempre stato traumatico. La speranza di Dianne è diventare un punto di riferimento per le donne che vivono un aborto spontaneo e che vogliono parlare della loro perdita apertamente, senza vergognarsi o conformarsi ai tabù sociali.