Opinioni
26 Ottobre 2018
18:14

Adolescenza, come un genitore può affrontare i cambiamenti e le difficoltà dei figli

L’adolescenza è una fase delicata della vita di un individuo, caratterizzata da molteplici cambiamenti e dal bisogno di trovare un equilibrio tra la necessità di sentirsi ancora parte integrante della propria famiglia e il desiderio di distinguersi da essa trovando la propria individualità. Questa complessa “bilancia” che oscilla tra bisogno di appartenenza ed esigenza di differenziazione negli adolescenti può manifestarsi in comportamenti “problematici” difficilmente gestibili dai genitori. Quanto è complesso comprendere e accettare i cambiamenti dei figli adolescenti? Come trovare il giusto equilibrio tra fiducia e controllo? Ecco il parere della Psicologa.
A cura di Flavia Massimo

L’adolescenza non è solo una fase delicata e di transizione per un ragazzo o per una ragazza ma per tutto il nucleo familiare. I genitori devono infatti cercare di raggiungere un equilibrio tra due compiti opposti: promuovere il cambiamento e l’indipendenza dell’adolescente e al contempo rimanere stabili e rappresentare una base sicura per il figlio, soprattutto nei momenti di difficoltà. Ed è noto che di momenti di difficoltà l’adolescente può attraversarne parecchi. La sensazione comune a molti genitori è che improvvisamente si ritrovano in casa degli sconosciuti: ragazzi facilmente irritabili, oppositivi verso qualunque cosa,  chiusi in loro stessi, non interessati a null’altro che ai loro smartphone e che pretendono che il genitore rimanga spettatore silente del loro modo aggressivo, disimpegnato e spesso poco rispettoso di comportarsi. Gestire tutto ciò può risultare difficile e frustrante per un genitore. Ma qual è l’idea che abbiamo rispetto ai cambiamenti di atteggiamento e comportamento dei figli adolescenti? Ci chiediamo mai da dove provengono questi comportamenti così ostili e incomprensibili? Ci chiediamo mai quali sono le difficoltà che vive nostro figlio adolescente?

Come un adolescente si adatta ai cambiamenti

Come la Psicologia dello sviluppo ci insegna, ogni individuo, in una specifica fase di crescita, è chiamato ad affrontare dei compiti di sviluppo, compiti psicosociali utilizzati per rispondere alle esigenze di trasformazione e di crescita caratteristiche di quel particolare momento evolutivo. I compiti di sviluppo che un adolescente deve affrontare sono molteplici e molto complessi, come ad esempio sapersi adattare ai rapidi cambiamenti del corpo, accettare le proprie pulsioni e padroneggiarle secondo valori condivisi, accogliere le regole e le norme delle Istituzioni sociali (la scuola prima fra tutte) e saper stabilire con esse un’interazione adeguata, trovare un proprio ruolo nei gruppi di coetanei e mantenere relazioni sane e significative, saper interpretare e leggere le molteplici situazioni provenienti da diversi contesti e saper scegliere le risposte comportamentali, riconoscendo i propri valori e utilizzando i propri strumenti cognitivi ed emotivi. L’insieme di tutte queste sollecitazioni cui l’adolescente è chiamato a rispondere può procurare in lui un profondo senso di insicurezza, di fragilità e di inadeguatezza, verso se stesso e verso gli altri. Egli percepisce lo smarrimento del momento e si sente sospeso tra due bisogni contrastanti: il sostegno della famiglia tipica di un passato recente e  l’anelito a crescere come individuo unico, autonomo ed indipendente.

Come e cosa fare per promuovere il processo di crescita degli adolescenti, continuando a rappresentare per loro una base sicura che fornisca sostegno e rassicurazione nelle difficoltà? Spesso i genitori, travolti dal timore di non sapere come reagire ai comportamenti e alle continue richieste del proprio figlio adolescente, agiscono d’impulso ricorrendo ad avvertimenti, ricatti e punizioni con la speranza che le maniere “forti” possano produrre un’inversione di marcia e riportare il figlio a “come era prima di diventare così”. Purtroppo ciò non è possibile e utilizzare di punto in bianco queste modalità può soltanto sconcertare il proprio figlio, inasprendo la relazione e rendendo sempre più difficile la comunicazione. E’ come innescare un circolo vizioso secondo cui più mi deludi più non ti accetterò e dunque cercherò di contrastarti. Allo stesso tempo se non accettiamo il nuovo modo di essere di nostro figlio molto probabilmente lui farà di tutto per deluderci. Il disagio della famiglia insorge perché i genitori fanno fatica ad  accettare i cambiamenti del figlio o meglio li subiscono e arrivano a pensare di aver fallito come genitori, sentendosi frustrati e chiedendosi continuamente: “Dove abbiamo sbagliato?”.

Ascoltare un adolescente per rassicurarlo

E' riduttivo e rischioso cercare un’unica causa che abbia potuto generare il cambiamento, è riduttivo perché le variabili in gioco sono sempre tante ed è rischioso perché non aiuta a gestire la situazione. E’ utile, invece, leggere la situazione come qualcosa che riguarda tutta la famiglia e solo in quanto famiglia può essere affrontata, utilizzando entrambi i genitori la stessa linea educativa, condividendo le scelte, le decisioni e le regole da trasmettere al figlio evitando di creargli confusione (gli adolescenti sono bravissimi a capire se il legame tra genitori è debole). E' importante chiedere al proprio figlio le ragioni del suo atteggiamento, facendo valere le nostre ragioni e facendogli capire apertamente che il comportamento in questione ci provoca un dispiacere. E’ molto probabile che un adolescente non sappia spiegare il perché del suo atteggiamento, chiederglielo però può rappresentare una rassicurazione, per lui può voler dire che qualcuno è disposto ad ascoltarlo. Inoltre lo può aiutare a comprendere che i suoi comportamenti hanno delle conseguenze e provocano delle reazioni emotive negli altri. Al contrario, rispondere impulsivamente con minacce, divieti, punizioni e urla innesca una lotta di potere tra chi è il più forte, ciò avviene perché l’adolescente non è più un bambino e proprio nel conflitto trova la sua possibilità di affermazione e differenziazione dal genitore.

E' necessario che un genitore provi a individuare e valorizzare, sempre, i momenti positivi che vi sono nella relazione con i propri figli. Bisogna riuscirci anche se spesso i comportamenti “problematici” ci preoccupano a tal punto tanto da non riuscire più a vedere le qualità del proprio figlio e tutti quei momenti positivi che hanno caratterizzato la relazione fino all'arrivo dell'adolescenza. Bisogna chiedersi: "Cosa mi piace di lui/lei?" o ancora "Cosa c'è di bello nel nostro rapporto?", a fronte dei cambiamenti bisogna immaginare e/o ricercare  una diversa modalità di comunicazione. Molti genitori che incontro come psicologa hanno difficoltà a individuare e valorizzare gli aspetti positivi del figlio adolescente in piena fase di ribellione e notano solo quegli aspetti che confermano le loro paure; in questo modo però si rafforza la distanza e la diffidenza che i figli adolescenti nutrono nei confronti dei genitori. E’ necessario in conclusione non considerare i figli adolescenti come adulti ancora “incompiuti”, ma rispettare il loro status nel qui e ora e reggere la frustrazione dei loro cambiamenti, imparare ad accettarli per come sono ora e non solo nel ricordo di quando erano bambini o in prospettiva di quello che saranno in futuro.

Flavia Massimo laureata nel 2008 in Psicologia Clinica e dello sviluppo presso la Seconda Università degli studi di Napoli e specializzata in Psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale. Svolge a Napoli attività clinica privata; dal 2009 ad oggi lavora nel sociale per Associazioni ONLUS dove si è occupata di inclusione sociale per minori a rischio in ambito scolastico ed extrascolastico; è Esperto Formatore per i Diritti Umani e per i diritti dei bambini e adolescenti e ha svolto attività di formazione e prevenzione in progetti di inclusione sociale a Napoli e provincia e in alcune città della Romania. Attualmente lavora in un Programma di Save The Children Onlus in ambito scolastico per il quale si occupa di sostegno alla genitorialità e di educazione ai diritti umani e presso un Ente di formazione accreditato al MIUR per il quale svolge attività di formazione sulle Soft skills e sulla prevenzione del disagio giovanile rivolta a Docenti di Scuole di ogni ordine e grado.
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