Cheryl Howe ha 32 anni, viene da Morecambe, nel Lancashire, è mamma di due bambini e, fin da quando aveva 12 anni, le è stata diagnosticata la sindrome dell’ovaio policistico. Nonostante le è sempre stato detto che sarebbe stato molto difficile rimanere incinta e portare avanti una gravidanza, ha avuto due bambini, Sharon, che ora ha 15 anni, e Jack, 6 anni. La cosa che però le causa più disagi ed imbarazzi è la crescita eccessiva di peli su tutto il corpo, in particolare viso, seno e stomaco.

E’ costretta a radersi più volte al giorno per non avere la peluria sul viso, tanto che arriva a spendere circa 2mila sterline ogni anno per rasoi e schiuma da barba. Lo scorso gennaio, dopo 10 anni di attesa, è riuscita ad ottenere un finanziamento da parte del sistema sanitario britannico per un trattamento di depilazione laser, che normalmente nei centri privati costa circa 10mila sterline. Poiché non aveva ricevuto più nessuna comunicazione negli ultimi tempi, il mese scorso ha deciso di chiamare il Leeds Teaching Hospital per prendere lei stessa un appuntamento. Solo allora le è stato detto che era stata eliminata dalla lista d’attesa poiché il suo trattamento era “cosmetico” e dunque non poteva essere finanziato. “Ho il cuore spezzato. Questa condizione orribile ha influenzato tutta la mia vita e sta diventando troppo pesante da gestire. Non posso accettare il fatto che mi cresca la barba. Pensavo che dopo 10 anni mi sarei sentita finalmente donna”, ha spiegato Cheryl.

La donna è rimasta completamente devastata di fronte la comunicazione che l’ospedale le ha fatto, soprattutto perché non ha fiducia in se stessa e non sa se riuscirà mai ad amare il suo corpo. Il suo non è un intervento di estetica, la sindrome dell’ovaio policistico le ha causato non pochi problemi, come due aborti strazianti e una lieve forma di cancro. A causa dei peli sul viso, inoltre, si è trovata costretta a rinunciare ad alcuni lavori poiché avrebbe spaventato i clienti. Cheryl spera che il sistema sanitario si accorga di aver fatto un errore, così da poterle dare la possibilità di tornare a sorridere.