Abercrombie & Fitch, il colosso dell'abbigliamento americano finito spesso al centro delle polemiche per le accuse di molestie e razzismo dei suoi dipendenti, è tornato a far parlare di sé. Di recente, infatti, uno dei ragazzi che lavorava per l'azienda è stato licenziato perché considerato troppo "vecchio", anche se aveva solo 25 anni. Il ragazzo era stato assunto nel 2010 con un contratto di lavoro intermittente a tempo determinato, trasformato poi in indeterminato nel 2012. Pochi mesi dopo il suo ultimo compleanno, però, è stato cacciato, scatenando l'indignazione pubblica.

Il giovane non ci ha pensato su due volte a opporsi, ricorrendo a dei provvedimenti legali per dimostrare che il suo licenziamento era discriminatorio. La Corte d'appello di Milano ha imposto al brand di riassumerlo ma il brand si è rivolto alla Cassazione che, a sua volta, ha chiesto il sostegno della Corte di giustizia dell'Unione Europea. Quest'ultima pare che abbia sostenuto la causa dell'azienda, affermando che un lavoratore intermittente può essere licenziato al compimento del 25esimo anno di età, così da favorire l’occupazione giovanile.

Non si tratterebbe di una forma di discriminazione ma di una disparità di trattamento legittima che ha come unico obiettivo quello di fornire agli under 25 non un'occupazione stabile ma piuttosto una prima esperienza da sfruttare per avvicinarsi al mercato del lavoro. Il provvedimento più essere applicato solo quando si parla di lavoro intermittente, che sottintende delle prestazioni discontinue e che consente ai giovanissimi di avere le prime esperienze professionali. Insomma, licenziare un giovane di 25 anni perché "troppo vecchio" sembrerebbe essere assolutamente legittimo.