L'idea della ragazza avvenente che si presenta al colloquio di lavoro con una profonda scollatura, minigonna striminzita e tacco vertiginoso è un'immagine buffa alla base di tante gag e che oggi non riusciremmo a vedere in contesti diversi da una barzelletta o da un vecchio film dall'umorismo facile. Uno studio francese, però, potrebbe costringerci a cambiare idea.

Il dottor Sevag Kertechian, ricercatore della Sorbona, ha condotto un esperimento per testare l'effetto della scollatura nella ricerca di un posto di lavoro e i risultati sono stati sbalorditivi. Tristemente sbalorditivi. Il ricercatore si è servito dei curricula di due donne esteticamente molto simili, con competenze ed esperienze analoghe, che ha spedito a vari indirizzi nel settore della contabilità. L'unica differenze era nella foto allegata: una indossava una normalissima t-shirt, l'altra un top dallo scollo generoso.

Un periodo di osservazione di circa 3 anni ha rivelato come la ragazza con abbigliamento più provocante sia stata contattata per un colloquio molto spesso rispetto all'altra, fino a quasi 20 volte in più. Lo studio è stato presentato all'Appearance Matters Conference a Londra, nell'ambito di una più ampia iniziativa sulle problematiche relative al benessere del corpo. Per quanto lo studio sia stato condotto a Parigi e non può quindi essere esteso pedissequamente alle altre città, come anche il dottor Kertechian ha tenuto a precisare, si tratta comunque di un risultato che fa riflettere.

I curricula non sono tutti uguali, certo, ma a distinguerli dovrebbero essere la cura nella compilazione, il giusto formato, la presentazione appropriate, nonché le specifiche competenze esposte. Scoprire che ancora nel Duemila a fare la differenza possa essere l'abbigliamento, e nel peggiore dei modi possibili, lascia veramente perplessi. Una donna che avanza nella sua carriera grazie a uno scollo provocante è un concetto fortemente sessista che in tanti pensavano di essersi finalmente lasciati alle spalle, che suona terribilmente anacronistico e offensivo. A quanto pare, però, persino la cosmopolita Parigi fa fatica a superarlo.