Viaggio da sola: ecco perché partire “in solitaria” non rende una donna triste
Tra impegni familiari, lavori precari che tengono occupati in orari impensabili e disponibilità economiche differenti, è ormai diventato davvero difficile trovare un compagno di viaggio che sia disponibile nei propri stessi giorni di ferie. E' sempre più comune, dunque, vedere delle donne che viaggiano da sole e che riescono a rendere quell'esperienza la migliore della loro vita. Secondo gli stereotipi e i luoghi comuni, una persona di sesso femminile che non trova un partner per una vacanza deve essere necessariamente sola, sconsolata, senza speranza, con il cuore spezzato o alla ricerca dell'amore della sua vita.
La verità è ben diversa. Tutte quelle che trovano il coraggio di "staccare la spina" e di partire da sole sono semplicemente curiose di conoscere il mondo, hanno voglia di sentirsi arricchite da punto di vista culturale, di esplorare, di uscire e di fare ogni cosa senza doversi adattare o sentirsi condizionate da qualcun altro. Molti di quelle che hanno sperimentato qualcosa di simile ritengono che sia una esperienza così educativa e liberatoria che riesce a far comprendere il vero senso della vita. Certo, preparare la valigia e partire senza avere nessuno a cui poter confidare i propri pensieri può essere spaventoso e, talvolta, anche pericoloso, ma è un piccolo "rischio" da affrontare se ci si vuole sentire cambiati e cresciuti.
E' proprio quando ci si confronta con culture e lingue diverse da sole che si è costrette ad affrontare le proprie paure e a "testare" se stesse. Insomma, a quanto pare, viaggiare da sole non è qualcosa destinata alle donne sconsolate tristi ma, piuttosto, a quelle che si sentono avventurose, coraggiose ed emancipate. Chissà in quante la prossima estate decideranno di non preoccuparsi del giudizio delle persone che le circondano e di lanciarsi in questa nuova esperienza.