Stanze del sesso in carcere, no dal Sappe: le priorità sono altre
Recluso in galera per chissà quanti anni. La vita da carcerato non deve avere nulla di buono. Poche ore d’aria, una stanza come casa, niente sesso per chissà quanti mesi prima di aver diritto ad un incontro con la propria compagna. Ma oggi le cose potrebbero cambiare. Per quanto il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziario Sappe, Donato Capece, abbia manifestato il proprio dissenso per la proposta di Maria Elisabetta Alberti Casellati, sottogreteria alla Giustizia, sembra che la realizzazione sia in attesa di giudizio.
Una stanza solo per garantire ore di sesso per i detenuti. Questa la proposta e oggetto di discussione. Secondo Capece le necessità impellenti sono altre. Una tra tante è la poca capacità delle celle rispetto alla quantità dei detenuti. Intorno ai 43 mila posti letto per circa 67 mila detenuti sembrano un po’ pochi. Molti di loro sono costretti a vivere in condizioni disumane nelle 200 carceri italiane. Ma la proposta sembra avanzare assenzi in altri ambiti.
Il discorso da fare, per questo progetto, è ben più ampio. Saranno anche umani e hanno necessità fisiologiche. Ma se stanno lì ci sarà un motivo. Hanno commesso reati e si ritrovano a scontare pene più o meno lunghe. La giustizia italiana oggi concede non pochi permessi a spacciatori e assassini, tanto è vero che i casi di aggressioni recidive da parte di detenuti con permesso non si contano più. Numerosi casi di coloro che chiedono perdono dal carcere per aver sconti della pena (pensiamo alle maestre accusate di violenza sui bambini). L’indulto, poi, ha creato non pochi danni e la società non crede più alla giustizia italiana. Come è possibile che ci si crei il problema di creare delle stanze per far consumare rapporti sessuali ai carcerati? Dateci la vostra opinione!
Roberta Santoro