E’ morta martedì scorso in una comunità di pensionati a Simsbury, nel Connecticut, Mary Doyle Keefe. Aveva 92 anni e si è spenta dopo una breve malattia. Viene ricordata ancora oggi per essere stata la modella che ha posato per Norman Rockwell, l’artista che l’ha resa protagonista della copertina del Saturday Evening Post il 29 maggio 1943.

Viene raffigurata come un’operaia in pausa pranzo, con un martello pneumatico appoggiato sulle gambe, una bandiera americana alle sue spalle, un panino nella mano sinistra e il piede destro sul libro "Mein Kampf" di Adolf Hitler. Da allora, quella sua immagine è diventata un simbolo di propaganda per le donne americane che lavoravano in fabbrica per produrre munizioni ed armamenti. Veniva chiamata “Rosie the Riveter”, cioè “Rosie la rivettatrice” e durante la Seconda Guerra Mondiale è diventata una vera e propria icona femminista.

Mary ha passato la giovinezza ad Arlington, nel Vermont, ed aveva solo 19 anni quando ha posato per Rockwell. In seguito si è laureata in igiene dentale all’università di Temple e si è sposata con Robert, dal quale ha avuto 4 figli. Nonostante la donna fosse minuta, l’artista l’ha raffigurata con spalle larghe e braccia muscolose. Ventiquattro anni dopo, infatti, Rockwell le ha inviato una lettera per scusarsi di averla ritratta così corpulente. Proprio in quell'occasione l'ha definita come “La donna più bella al mondo”. Oggi, quel dipinto è ancora esposto al Crystal Bridges Museum of American Art di Bentonville, nell’Arkansas, e non deve essere confuso con l’altro famoso manifesto dello stesso periodo che, al motto di “We can do it!” mostrava la celebre Rosie col bicipite destro alzato e il fazzoletto rosso a pois bianchi legato in testa.