L'aborto è una delle esperienze più difficili che una donna possa affrontare nella sua vita e, anche se a volte si è convinte di non voler avere il bambino, ci si ritrova inevitabilmente a fronteggiare dei sentimenti di forte dolore dopo aver messo fine alla gravidanza. Se secondo il luogo comune una donna che abortisce non deve avere motivi per stare male perché non vedere il piccolo nascere è stata una sua scelta razionale, la verità è ben diversa. Si farebbe bene, dunque, a evitare di banalizzare la questione, cercando di comprendere la sofferenza delle rappresentanti del sesso femminile che hanno affrontato qualcosa di simile.

L'aborto può avere ripercussioni psicologiche

E' da diversi decenni che alle donne è stato dato il diritto di scegliere se portare o meno a termine una gravidanza ed, entro i primi 3 mesi della dolce attesa, si può decidere di abortire. Spesso, però, anche quando si affronta l'esperienza con razionalità e consapevolezza, ci si ritrova a soffrire per mesi o addirittura per anni dopo essersi sottoposte all'operazione. Anche se solitamente si pensa che ci si è provocate da sole quel dolore perché se si voleva un bambino bastava continuare la gestazione, la verità è ben diversa e anche una scelta ponderata può rivelarsi difficile. Una donna che scopre di aspettare un bambino si ritrova di fronte a dilemmi morali interiori particolarmente complessi che le fanno affrontare l'aborto in modo decisamente poco sereno. Non è un caso che sarebbe meglio non banalizzare la questione, evitando di giudicare in modo facile le donne che hanno scelto l'aborto e credendo che il loro dolore sia "inferiore" rispetto a quelle che cercano un bambino senza riuscirci. E' necessario capire che ogni storia è a sé e che anche una decisione razionale può avere delle ripercussioni psicologiche.

La sindrome da stress post-aborto

A dimostrazione del fatto che l'aborto può avere ripercussioni psicologiche gravi su una donna, l'American Psychiatric Association ha confermato l'esistenza della cosiddetta Sindrome da stress post-aborto (PASS). Si tratta di un disturbo post traumatico da stress che colpisce alcune rappresentanti del sesso femminile dopo che hanno interrotto volontariamente la gravidanza, si presenta con alcuni sintomi abbastanza evidenti come ansia, senso di colpa, depressione, flashback legati all'operazione e addirittura istinti suicidi. In molti casi c'è anche un sentimento di risentimento, odio e ostilità verso tutti quelli che hanno contribuito alla scelta abortiva. Anche se gli antiabortisti credono che si tratti solo di un modo per giustificare facilmente la scelta senza andare incontro a possibili giudizi, la verità è che una donna, seppure pienamente convinta di voler mettere fine alla gravidanza, quando aspetta un figlio si trova di fronte a una decisione difficile e spesso non riesce a perdonarsi per quanto fatto. Secondo le stime, una donna può cadere in depressione fino a 8 anni dopo l'evento ma solo l'1,5% si rende conto di aver bisogno di un aiuto psicologico. E' proprio per questo che le donne che interrompono volutamente la dolce attesa non devono essere giudicate ma solo comprese.