L’aborto è ormai diventata una realtà particolarmente diffusa rispetto al passato. Sono moltissime infatti le ragazze che fin da giovanissime non fanno sesso protetto e che si ritrovano ad interrompere una gravidanza indesiderata. Nonostante ciò, l’aborto viene considerato ancora un tabù e non tutti riescono ad accettarlo. E’ proprio per mettere fine allo stigma generale che circonda un argomento divisivo come questo che lo scorso fine settimana sui social le donne hanno cominciato a condividere l’hashtag #ShoutYourAbortion.

A lanciare l’iniziativa sono state le attiviste Lindy West, Amelia Bonow e Kimberly Morrison poco dopo l'approvazione di un disegno di legge, il «Defund Planned Parenthood Act», che cancella per un anno i finanziamenti federali alla sede americana della multinazionale dell’aborto e destina 235 milioni di dollari ai Centri di Salute dove ci si prende cura delle donne senza farle abortire. L'obiettivo è raccogliere su Twitter le esperienze delle donne che hanno deciso di abortire e di raccontare l'impatto che tale scelta ha avuto sulla loro vita.

"Ho abortito nel 2010 e la carriera che ho costruito da allora mi ha permesso di potermi prendere cura dei bambini che ho adesso”, “Onestamente, il mio aborto a vent'anni è stata una delle prime scelte non auto-distruttive e da adulta che abbia mai fatto", “Ho avuto un aborto nel '07. Non volevo i bambini allora e non li voglio ora. Sto gestendo il mio benessere", sono solo alcune delle testimonianze che si ritrovano sul web. Nella maggior parte dei casi, le donne si dichiarano soddisfatte di aver preso una scelta simile, ma sono moltissime le critiche e le persone che parlano di assassinio. E’ proprio per mostrare che non sempre l’aborto è una scelta sbagliata che le donne si sono ribellate sui social con #ShoutYourAbortion.