
L’obiettivo dell’ISS è informare le donne sui rischi e i vantaggi che un parto cesareo può comportare per la donna e il nascituro. La guida è diventata necessaria a causa dell’ormai pratica comune di ricorrere al taglio cesareo sempre più spesso. Secondo i dati riportati dall’Ansa, nel 1980 erano l’11% delle donne a ricorrervi, nel 2008 il 38%.
Il valore è più che triplicato. L’opuscolo è indirizzato sia ai medici che alle donne affinché affrontino il problema e facciano una scelta consapevole. Spesso sono le stesse donne a richiedere di essere sottoposte a taglio cesareo, forse con la convinzione di soffrire di meno, che non è poi vero se si pensa che per un cesareo si sta in ospedale cinque giorni, e solamente tre con un parto naturale.
Il cesareo non dovrebbe essere praticato se non ci sono valide motivazioni cliniche. Gli stessi operatori sanitari dovrebbero informare le future mamme dei rischi per la salute connessi al cesareo e se non ci sono valide ragioni cercare di convincere la donna ad un parto naturale, con l’ausilio, al limite di analgesici. Spesso la decisione di ricorrere al cesareo è dovuta alla paura del parto naturale. Rimane compito del medico capirlo e rassicurare la donna. È diritto del medico rifiutare di eseguire un cesareo, come può farlo anche la donna e decidere di chiedere un secondo parere. Un po’ differente la situazione nel caso di cesarei d’urgenza, dove comunque è sempre necessario il consenso informato, se non della paziente, di un familiare.
Marina Galatioto