Padova, aborto al sesto mese: procura indaga su figlia chirurgo
Abortisce al sesto mese di gravidanza, perché teme una malformazione nella crescita del feto; nella cartella clinica si legge che la donna aveva dichiarato di essere giunta alla 22esima settimana. Possibile che il dottore non si sia accorto che lo stato reale della gestazione era molto più avanzato? Indaga la Procura di Padova
Sarà la procura di Padova a fare chiarezza su quanto successo, per il momento la cronaca riporta la vicenda di una donna, la quale ha deciso di abortire alla 26esima settimana, poiché temeva che il feto fosse malformato.
Tutto è iniziato ai primi di luglio, dopo aver effettuato un’ecografia nella città di Bologna, in base alla quale è nato il sospetto che il bambino potesse soffrire di un deficit nella crescita del cranio. Il dottor Erich Cosmi della Clinica Ginecologia di Padova, ad una prima analisi morfologica, aveva invece rassicurato la donna sulle condizioni del feto ma, nonostante questo, sempre più convinta che il bambino fosse malformato, ha poi preso la decisione di abortire.
Si è rivolta quindi al dottor G.S. dell’ospedale di Padova, che ha praticato l’aborto su un feto perfettamente sano. La donna (figlia di un chirurgo), come risulta dalla cartella clinica aveva però dichiarato di essere alla 22esima settimana, entro i termini dunque per un aborto terapeutico. Ma tutti si domandano se il dottore non si sia accorto del reale stato della gestazione.
Ad accorgersi di quanto accaduto, l’anatomopatologo che, dopo aver esaminato il corpicino, si è reso subito conto che era giunto alla 26esima settimana perfettamente sano. E’ stata così avvertita la polizia dell’ospedale e la dottoressa Daria Minucci, direttrice della Divisione di Ginecologia.
La donna, che ha chiesto l’aborto, e il dottore, che l’ha effettuato, dovranno vedersela con la Procura di Padova e la loro coscienza.
Danila Mancini