Adesso a parlare non sono più le false convinzioni, ma i numeri di una nota ricerca presentata dalle università di Oxford e Liverpool. Sconcertanti i decessi dovuti a patologie direttamente collegate all’obesità. Parliamo di 21.360 persone in un anno. Eppure basterebbe così poco per evitare tutto questo. Ma per farlo bisogna eliminare convinzioni sbagliate che investono da sempre il mondo del cibo presente nella nostra cucina e delle diete.

Quali sono i rischi? Ipertensione, infarti, ictus tra i più diffusi. Lo studio è stato condotto su un panel composto da elementi di età compresa tra 25 e 84 anni. La riduzione di un grammo di sale al giorno, eliminare una portata di grasso per una di verdura o frutta potrebbero essere le soluzioni più efficaci e immediate affinché possano essere scongiurati, a lungo termine, i rischi di cui prima abbiamo fatto cenno. Decessi che, solo in Gran Bretagna e in un solo anno, hanno contato 8.335 uomini e 6.480 donne per malattie cardiovascolari, a cui si vanno ad aggiungere i 2.535 uomini e 4.010 donne morte per ictus sempre nell’ultimo anno.

La salute è fondamentale ed è giusto sfatare falsi miti per quanto concerne l’assunzione di una tipologia di cibo. Facciamo riferimento all’elenco pubblicato dal Daily Mail. Innanzitutto il cioccolato. Ebbene sì è, più del mirtillo o dei frutti di bosco, l’alimento più ricco di antiossidanti che prevengono l’invecchiamento delle cellule. Bere due litri di acqua al giorno? La cosa più sbagliata! Si deve bere quando si ha effettivamente sete e la quantità giusta di liquido che permetta all’organismo di disintossicarsi. Lasciamo perdere, inoltre, barrette e cereali dimagranti perché fanno ingrassare, nonostante le promesse pubblicitarie siano opposte al risultato. Fa ridere anche la convinzione che mangiare poco e spesso possa aiutare a dimagrire, come anche il mangiare di giorno e non di notte. Le calorie sono calorie a prescindere da quando l’organismo le assume. Fondamentale è tenerle sotto controllo, magari con l'aiuto di un diario alimentare.

Roberta Santoro