Silvana Santo è una giornalista ambientale, mamma di due figli e blogger di "Una mamma green", sito sul quale cerca di spiegare come crescere un bambino senza inquinare l'ambiente. Anche lei, come molte altre donne, si è sentita toccata e offesa dalla controversa campagna lanciata dal Ministero della Salute per il Fertility Day.

In un post che ha condiviso su Facebook, accanto alle foto che esortano le rappresentanti di sesso femminile a diventare mamme da giovani, così da essere più "creative" e da sostenere un "bene comune", ha scritto

Io ho figliato due volte, sempre al primo tentativo. La prima volta avevo 31 anni e la seconda 33, troppo tardi per essere ancora creativa, probabilmente, ma questo me lo dovrebbe dire la ministra Lorenzin. Quello che io vorrei dire a lei, invece, è che il supporto che la mia famiglia ha ricevuto dallo stato italiano da quando sono nati i miei figli è stato prossimo allo zero. Che la mia condizione di madre "più o meno giovane" mi ha penalizzato fortemente sul lavoro. Che, da quando sono diventata un genitore, la società tanto brava a definire i figli come il senso ultimo della vita non ha esitato a giudicarmi, voltarmi le spalle, ridermi dietro. 

Tra parto faticoso, allattamento e problemi che ogni mamma si ritrova ad affrontare nella sua quotidianità, Silvana ha fatto poi riferimento al fatto che sarebbe stato impossibile crescere i suoi bambini se non avesse avuto il supporto dell'intera famiglia e non solo del marito. Ha voluto precisare che, se si è potuta permettere di pagare l'asilo e i farmaci per i bimbi, è stato solo perché si considera una privilegiata e non perché ha avuto sostegno dallo stato. Nel post, poi, continua dicendo

Se avessi avuto difficoltà a concepire non sono certa che avrei saputo trovare i mezzi, la forza e le sostanze per arrivare a una soluzione, o per andare a cercarla altrove, visto che in Italia in molti casi è di fatto impossibile. Che in questo paese è difficile pure andarsi a mangiare una pizza, con dei bambini piccoli, perchè la cultura dominante ci vomita addosso la pappardella trita della famiglia felice ma poi, di fatto, le famiglie le schifa o alla meglio le ignora. Che mi sarebbe piaciuto adottare un altro figlio, ma è talmente complicato ed estenuante che alla fine non lo farò mai. Sono anni che mi cimento con la difficoltà di essere madre in Italia, pagando un prezzo altissimo per le mie scelte, sentendomi spesso sola ed esausta. Chiedendomi, nei momenti peggiori, chi diamine me lo abbia fatto fare. E ora mi dovrei pure sciroppare in silenzio gli slogan ridicoli del #fertilityday? Ma chi volete sfottere?

Informazione scientifica, educazione alla sessualità, prevenzione della depressione perinatale, diritto garantito alla nascita dolce, ostetriche gratuite a domicilio, aternità assicurata a tutte le lavoratrici, congedo di paternità obbligatorio, telelavoro e flessibilità, detrazione fiscale delle spese per i figli,nidi aziendali, assegni per le babysitter: sono solo alcune delle cose che, secondo Silvana, lo stato dovrebbe cominciare a finanziare, così da dare realmente sostegno alle neomamme italiane, spingendole a dare alla luce più bambini. Gli slogan "ridicoli" non "capovolgono la mentalità corrente", come si proponevano di fare, ma si limitano a distogliere l'attenzione dai problemi reali del nostro paese, facendo sentire in colpa le donne che, tra lavoro, studio e problemi economici, non hanno avuto la possibilità di pensare alla maternità a 20 anni.

Cos'è il Fertility Day?

Il Fertility Day, cioè la Giornata della Fertilità, fissata al 22 settembre, è un'iniziativa lanciata dal Ministero della Salute per fronteggiare il calo demografico del nostro paese. L'obiettivo è quello di dare prestigio alla maternità, operando un capovolgimento della mentalità corrente, così da far riscoprire alle donne la bellezza di diventare mamme nella loro età più fertile. Gli slogan che hanno accompagnato l'iniziativa, come "La bellezza non ha età. La fertilità sì", "Datti una mossa, non aspettare la cicogna", "Genitori giovani. il modo migliore per essere creativi", sono finiti al centro di numerose polemiche poiché colpevolizzano le donne, come se non fossero "educate" alla maternità. Ciò che viene contestato è il fatto che, con parole simili, si dimentica che i bambini dovrebbero essere messi al mondo quando lo si vuole e quando si ha la possibilità di farli e non quando lo richiede lo Stato.