Capita spesso di entrare nei grandi magazzini e di ritrovare degli abiti dalle taglie davvero improponibili per le ragazze “normali”, cosa che le spinge a rinunciare a determinati capi glamour e alla moda. Non è un caso che spesso uno store come Topshop sia stato accusato di usare manichini “troppo magri”, eliminati poi dall’esposizione subito dopo la denuncia. Questa volta ad essere finito al centro delle polemiche è il noto marchio low-cost Zara.

Una ragazza spagnola, di nome Anna Riera, indignata dalle taglie troppo piccole messe in vendita dal negozio, ha deciso di ribellarsi lanciando una petizione su charge.org qualche mese fa. “Questa scelta dell’azienda non solo impedisce alle persone di fare acquisti nelle boutique più famose al mondo, ma sembra suggerirci che le taglie forti non sono normali. Dobbiamo iniziare a creare abiti per le persone e non per gli stereotipi”, ha spiegato la ragazza nella protesta lanciata sul web. Ciò di cui si lamentava era il fatto che i jeans, le gonne e i vestiti venduti da Zara non andassero oltre la 44, escludendo e discriminando le donne plus-size o semplicemente un po’ più formose.

In soli tre mesi, la studentessa calana è riuscita a raccogliere quasi 100.000 firme, convincendo il noto brand a produrre delle nuove taglie per le donne considerate "oversize". Grazie a lei, le rappresentati del sesso femminile non saranno più etichettate come "grasse" per la loro fisicità. Anna ha dimostrato a tutti che portare la 44 o la 46 non significa avere dei problemi di peso o essere obese, ma semplicemente essere delle donne “normali”.