La prima cosa bella, Stefania Sandrelli protagonista e musa film Virzì
L’attrice interpreta una donna forte e passionale, che attraverso gli anni conserva il fascino e l’ottimismo della gioventù. Il regista, Paolo Virzì dedica il film a tutte le donne
Prima dell’uscita di Nine, prevista per il 22 gennaio che vedrà sullo schermo tutte insieme attrici del calibro di Nicole Kidman, Penelope Cruz, Kate Hudson e la nostra Sophia Loren, le donne sono protagoniste anche del film italiano La prima cosa bella di Paolo Virzì nelle sale proprio in questi giorni.
Il titolo del film ricalca quello di una canzone di Nicola Di Bari del 1971, cantata dai protagonisti nei momenti più difficili della loro vicenda, ed è proprio da quell’anno fino ai giorni nostri che si svolgono le vicende di una madre giovane e bellissima che sbarca il lunario con due figli piccoli a carico. Belle e vivacissime Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli si alternano sulla scena nel ruolo di Anna Nigiotti, rispettivamente da giovane e come si presenta oggi. Ambientata a Livorno, la storia parte quando Anna è proclamata Miss del più popolare stabilimento balneare livornese nel 1971: è già mamma, ma conserva quell’ingenuità che non le fa notare le attenzioni maliziose che suscita negli altri maschi e, di conseguenza, le gelosie del marito Mario. Il film è incentrato sulla figura di questa donna allegra, ottimista, dalla vitalità contagiosa che, proprio in virtù di questo carattere, suscita la vergogna del primogenito Bruno, interpretato da Valerio Mastandrea. Ai giorni nostri, Anna viene raccontata mentre, in fin di vita in ospedale, non rinuncia a mostrare quella sua forza inarrestabile, conquistando chiunque le sta vicino.
Questa madre ingombrante è interpretata da Stefania Sandrelli, splendida nelle sue 63 primavere, che è stata la vera fonte di ispirazione per Virzì che ha disegnato un ruolo perfetto per “questa ragazza di provincia toscana, dalla bellezza leggendaria, che suscita passioni”. La stessa attrice ammette di aver accettato il ruolo perché già lo conosceva, avendolo interpretato in altri film degli anni ’60: “una donna fragile ma forte, fraintesa dalla gente, esuberante”. Come nelle intenzioni del regista toscano, il film si presenta scanzonato, divertente, ma che accende un riflettore sulla società e sul ruolo della donna. Tutte le donne a cui va la dedica di Virzì, “al loro fascino incrollabile e alla loro forza”.
Raimonda Granato