Il sesso femminile si lascia spesso travolgere dalle emozioni, tanto che non sempre riesce a mantenere la razionalità. La cosa non viene giudicata positivamente dai maschietti che, di fronte ai colpi di testa delle loro donne, non riescono a fare a meno di chiamarle "isteriche" o "pazze". Nella maggior parte dei casi, però, non si rendono conto del fatto che le offendono e che associano la loro reazione e i loro capricci a una malattia mentale grave e realmente esistente.

Si hanno le prime testimonianze di questo disturbo a partire dai tempi dei greci, dove Ippocrate l'aveva associata al sesso femminile, definendola l'origine di tutti i mali. Non è un caso che il termine derivi proprio dal greco "Hysteria" e significhi "utero". Con il passare del tempo, si è continuato a fare riferimento all'isteria come a qualcosa di negativo e di prettamente femminile, che sottintendeva un comportamento irregolare e inaffidabile del gentil sesso, come se, influenzato dai cambiamenti ormonali, per tutta la vita non riuscisse ad avere lucidità. Oggi l'isteria è un termine usato per indicare degli attacchi nevrotici molto intensi, a volte accompagnati anche da disturbi motori.

Secondo il luogo comune, però, si tende ad accusare di isteria una donna che semplicemente non è conforme all'idea tradizionale di femminilità, associata con la figura di madre amorevole, moglie obbediente, casalinga felice. Dire a una donna che è "isterica" significa dunque mettere in atto una forma di discriminazione, sottintendendo il fatto che non può essere autonoma e non può raggiungere il successo. Da un lato, infatti, ci sarebbero gli uomini razionali e perfetti per la vita pubblica, dall'altro le donne isteriche che non riuscirebbero a tenere sotto controllo le relazioni sociali a causa della loro "follia" ed emotività. Prima di pronunciare un'offesa simile, sarebbe meglio pensarci su due volte: dire a una donna che è isterica significa fare riferimento a dei problemi mentali che la rendono nevrotica e quasi "inadatta" alla vita.