Era il 15 luglio 1997 quando il mondo ha dovuto dire addio allo stilista "che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività". Con queste splendide parole l'amico Franco Zeffirelli diceva addio a Gianni Versace, uno dei maestri della moda italiana. Sono passati ormai 16 anni da quel fatidico 15 luglio, giorno in cui lo stilista fu ucciso sulla scalinata della sua villa di Miami Beach dal serial killer Andrew Cunanan. E' passato molto tempo ma negli occhi di molti sono ancora vividi i ricordi delle sue splendide creazioni, del suo stile, della forza rivoluzionaria dei suoi abiti.

"Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d'Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, dove ho cominciato a respirare l'arte della Magna Grecia", Gianni racconta con queste parole il momento in cui tutto è nato. Nel 1972, all'età di 25 anni, dalla natia Reggio Calabria si traferisce a Milano dove inizia a lavorare per maison come Genny, dopo sei anni il debutto con la prima collezione che porta il suo nome. Di lì in poi il successo, l'ingresso insieme ad Armani, Valentino e Ferrè nell'Olimpo dei grandi della moda italiana, il legame con le sue muse Naomi Campbell e Claudia Schiffer.

Versace amava le donne più di ogni altra cosa, forse è stato questo il suo segreto, forse quell'amore lo ha reso capace di creare abiti che riuscissero ad esaltare la figura femminile, rendendola estremamente sensuale e meravigliosa. L'obiettivo dello stilista era rendere ogni donna unica, con abiti che mettessero in mostra il carattere e la personalità:"Il mio desiderio è quello di dare scelta alle donne per far sì che esca la loro individualità, per provare a realizzare ciò che vogliono. E io penso che le donne vogliano sentirsi belle."