Fedez, il rapper che ha chiesto a Chiara Ferragni di sposarlo con un enorme diamante durante il concerto all'Arena di Verona, è il personaggio del momento ed è ormai diventato una vera e propria icona di stile. Sarà perché la vicinanza con la fashion blogger gli ha fatto scoprire la passione per la moda o perché ama curare nei minimi dettagli i look, ma è chiaro che il 27enne non riesce a fare proprio a meno degli abiti griffati. Il fidanzato della Ferragni, di recente a Los Angeles, ha pensato bene di darsi allo shopping folle e di mostrare gli acquisti sui social. La cosa particolare è che ha scelto solo capi di un brand in particolare, si chiama Supreme ed è caratterizzato dal box logo rosso con una enorme scritta bianca.

Sono molte le occasioni in cui il cantante ha sfoggiato abiti del marchio, dalle t-shirt con il viso di Kate Moss o con la stampa della rana dei "Muppets", fino ad arrivare ai bomber sportivi, agli slip con la molla firmata e rigorosamente a vista, ai teli da mare fantasia animalier e, addirittura, alle "pistole sparasoldi" puntata contro la tempia di Chiara e con maxi logo in vista. Persino nel suo ultimo video con J-Ax "Senza pagare" quasi tutti i look sono logati Supreme. Insomma, pare proprio che Fedez non riesca a rinunciare a Supreme, addirittura ha trasmesso questo sua "mania" alla Ferragni che non di rado indossa delle magliette con l'iconico logo sul petto.

La storia del brand Supreme di New York.

Supreme è il brand di moda più amato da Fedez e Chiara Ferragni ma, prima che loro sfoggiassero abiti e accessori con il box logo rosso, era poco noto al grande pubblico italiano. È nato nel 1994 a New York con un piccolo store a Manhattan, situato in Lafayette Steet, fondato da James Jebbia con 12.000 dollari di investimento. Fin dagli inizi ha riscosso grande successo tra skaters, artisti, musicisti e fotografi della metropoli, che impazzivano per le t-shirt, i jeans oversize e le sneakers che incarnavano alla perfezione lo spirito multiculturale della città, tanto da dare vita a un vero e proprio fenomeno di culto. Solo però intorno agli anni 10 del 2000 il successo ha iniziato a divenire planetario. Il box logo rosso non è un simbolo casuale, è un tributo ai poster propaganda dell'artista, attualmente insegnante all'UCLA, Barbara Kruger, in cui si possono vedere gli stessi colori e gli stessi caratteri di Supreme. Non è un caso che Jebbia non abbia ancora i diritti sul nome del suo brand dato che non può registrarlo a causa della "citazione" troppo diretta con i poster della Kruger. Quest'ultima più volte si è scagliata contro Jebbia accusandolo di avere poca inventiva e di essersi appropriato di una grafica già esistente.

Supreme Italia, il "fake ufficiale"

Come viene spiegato in un articolo di nssmag.com, la cosa che in pochi sanno è che il marchio venduto in Italia negli ultimi anni è completamente differente da quello americano. Un'azienda di Barletta ha lanciato Supreme Italia, praticamente una "copia" del brand newyorkese che però non ha nulla a che fare con quest'ultimo. I creatori hanno approfittato del fatto che Jebbia non abbia registrato in Italia il marchio Supreme e hanno dato vita a delle collezioni molto simili a quelle originali. Il logo è praticamente lo stesso cambiano le dimensioni e l'inclinazione delle lettere, anche il font è praticamente uguale seppur con alcune differenze che ad un occhio inesperto non appaiono chiare. Come riportato da nssmag.com, le t-shirt, le felpe e i cappellini con il marchio "fake" sono comparsi per la prima volta lo scorso anno al Pitti 89, dove, durante il Salone alcuni ragazzi giravano tra gli stand distribuendo volantini e indossando capi Supreme Italia con un box logo rosso più grande rispetto a quello autentico, la scritta bianca obliqua, in grassetto e in font Futura. Nonostante le chiare somiglianze, dal punto di vista legale, Supreme Italia è riuscito a sopravvivere perché James Jebbia fin ora non ha registrato il marchio nel nostro paese. Va detto però che attualmente al dominio www.supremeitalia.it non c’è più nulla.

Dove comprare abiti e accessori Supreme?

Supreme New York, quello ufficiale, è diventato ormai richiestissimo in tutto il mondo ma, nonostante ciò, non ha alcuna intenzione di saziare la domanda in costante crescita dei suoi fan. Il brand vuole mantenere intatta la sua politica di limitatezza nei prezzi e nei luoghi in cui acquistare, tanto che sono pochissimi i negozi sparsi per il mondo in cui è possibile trovare capi e accessori con il logo rosso, per la precisione ce ne sono due in America, uno a Los Angeles, l'altro a New York, altri due in Europa, a Londra e Parigi. Nei prossimi mesi, inoltre, potrebbe nascere anche un nuovo negozio a Brooklyn, come annunciato su wwd.com. Esiste il sito ufficiale dell'azienda dove ci si può dare allo shopping online ma basta provare ad acquistare uno qualsiasi dei prodotti per capire che la maggior parte di loro sono andati sold out in brevissimo tempo. Le felpe costano intorno ai 160 euro, i cappotti oltre i 200 euro, i boxer 36 euro, mentre un portachiavi quasi 30 euro, insomma, cifre accessibili a tutte le tasche. Sul web è praticamente impossibile trovare rivenditori ufficiali, mentre su Amazon ed e-Bay si sprecano le imitazioni. I pochi pezzi originali in vendita sul web hanno un prezzo esorbitante, come la t-shirt con la stampa del volto di Trump, lanciata sul mercato durante il periodo della campagna elettorale americana che costa la bvellezza di 23mila dollari e che incredibilmente è stata venduta!

Le T-shirt con Michael Jackson e la capsule Supreme di Louis Vuitton.

Il brand è il simbolo di una sottocultura americana legata al mondo dello skate e dello streetwear che sta letteralmente spopolando. Esistono persino fan sfegatati che, alla stregua dei nerd amanti di Star Wars, farebbero qualsiasi cosa per accaparrarsi un pezzo in edizione limitata. C'è chi, come David Shapiro, ha indagato il fenomeno Supreme scrivendoci un libro, intitolato "Supremacist", in cui racconta il suo viaggio nel mondo per visitare ogni store Supreme esistente. Il successo di Supreme negli ultimi anni è cresciuto a tal punto tanto da uscire dai "tunnel" nascosti delle sottoculture americane per sfilare sulle passerelle di grandi brand internazionali come Louis Vuitton. La Maison francese recentemente ha infatti lanciato una capsule collection per la stagione Autunno/Inverno 2017-18, caratterizzata da capi in denim giapponese, jacquard camouflage, fil coupé, colori cognac e cioccolato che esaltano la classica tela Monogram del 1896. Senza dubbio un marchio di nicchia è divenuto così celebre e virale grazie ai social network e alla circolazione sul web del logo iconico in rosso e bianco. Nei progetti futuri dell'azienda, come spiegato su Harper's Bazaar, ci dovrebbe essere il lancio di una capsule collection ispirata a Michael Jackson con tanto di foto del re del pop su t-shirt e abiti.