Facebook, violati i dati di 100mln di utenti: il social network si difende

30 luglio 2010
13:08

Facebook, violati i dati di 100mln di utenti: il social network si difende

Facebook nell'occhio del ciclone privacy: 100 milioni di profili violati da un codice e inseriti in una lista visibile a tutti. Zuckerberg si difende: "Erano informazioni classificate come pubbliche e già visibili agli altri utenti del network"

Facebook non è il luogo più sicuro del mondo e il fatto che un uomo minacciava le sue ex tramite profili falsi del social network più famoso, ci dimostra quanti crimini si possono compiere con la complicità della rete. La sicurezza che è stata violata, stavolta, è proprio di Facebook e 100 milioni di utenti si sono visti invadere nell’ “intimità” dei loro profili.

Tutto è successo perchè Ron Bowles, ricercatore per la Skull Security, ha utilizzato un frammento di codice per effettuare una sorta di scansione dei profili di Facebook. Da quì ha poi raccolto tutte le informazione che gli utenti classificano come “pubbliche” e ha creato una lista che ha poi pubblicato su un sito di file sharing, a disposizione di tutti quelli che vogliono scaricarla. In realtà, il concetto di Bowles voleva diffondere era quella dell’eccessiva relatività della privacy su Facebook. Del resto, se personaggi famosi – che sono sempre in fuga dai paparazzi – decidono di condividere le notizie sulla loro vita privata – come Irina Shayk che ha annunciato il matrimonio con Cristiano Ronaldo – non devono nemmeno sorprendersi che poi diventino di dominio pubblico.


La replica del fondatore Mark Zuckerberg non si è fatta attendere: “Le informazioni contenute nell’elenco erano classificate come pubbliche – spiegano da Facebook -. Gli utenti hanno il diritto di condividere cosa vogliono, con chi e quando. In questo caso le informazioni raccolte dal singolo ricercatore erano dati che le persone avevano condiviso sul proprio profilo ed erano già accessibili con i motori di ricerca come Google o Bing, nonchè sullo stesso Facebook”. Nessuna violazione della privacy, dunque, ma un ennesimo segnale che le informazione personali che si immettono on line possono diventare oggetto di svariate attenzioni.

Raimonda Granato


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